Arte

La gioia si mette in “mostra”!


Carissimi amici!!!! Dopo l’aggiornamento delle Happy…. come non parlarvi dell’evento del week and scorso?!!!
Evento che si è svolto nel territorio di Marino, che vogliamo condividere con tutti voi!!!!
Sono stati tre giorni davvero belli, intensi e ricchi di emozioni!!!
Abbiamo concluso in bellezza con la straordinaria presenza dei Giullari dell’Amore (Elena Martelli e Marco Guadin e Giovannino)!!!!

Quanto ci è caro questo monito: …e Gioia Sia!

E quanto avvertiamo anche come artisti l’esigenza di smettere di fermarsi alla critica e alla lamentela che facilmente si affiorano nei nostri pensieri e poi si trovano sulle nostre labbra;
desideriamo invece annuciare quanto di Buono, di Bello, di Vero e di Grande, accada ed è accaduto in noi, attorno a noi e malgrado noi stessi, attraverso di noi!

Riporto qui le parole dell’Onorevole Ugo Onorati di presentazione e apertura della mostra. Discorso che ci ha sorpreso per la vicinanza, l’attinenza e la sensibilità che ci accomunano. Credo che questa riflessione possa aiutare anche noi artisti dell’Armonia ad entrare nel vivo delle nostre scelte artistiche!!!
” Quando mai si è sentito utilizzare, come titolo di una mostra d’arte, un’esortazione rivolta ai fruitori della mostra stessa? E GIOIA SIA!!! L’invito è alla mostra, ma nello stesso tempo è un appello a gioire insieme, autori e spettatori, delle opere messe in mostra, realizzate per condividere un sentimento comune, una ricerca fatta dagli artisti non solo per se stessi, ma anche per gli altri. Scoperte e invenzioni dello spirito elaborate per parteciparle al prossimo.

In questa operazione autenticamente culturale, fin dal titolo, non c’è nulla di edonistico o di egoistico, ma piuttosto un alto contenuto a scopo caritativo, nel senso originario del termine greco antico “charis”, amore / grazia, da trasmettere attraverso la comunicazione artistica. Una comunicazione che, occorre dirlo subito, non si limita all’espressione pittorica, anzi si coniuga felicemente con la musica e con la poesia, integrandosi in modo perfetto con altri linguaggi ed altre espressioni.

Da amore / charis ad amato / carus, cioè benvoluto, diletto, il passo è breve e denso di significati. L’artista opera per amore, straniandosi con l’opera prodotta da se stesso al prossimo, dal particolare all’universale. Adotta lo stesso procedimento compassionevole che si ha, portando amore disinteressato verso Dio e verso il prossimo.

Compassione che significa “patire insieme”. Una “passione” che, nel suo significato ambivalente, assume sia il senso di sofferenza nello studio, nella ricerca, nell’esecuzione a livello sensoriale delle esperienze intellettive vissute, sia nel senso di sentimento avvolgente e travolgente. Quante volte diciamo a proposito o a sproposito: “La sua è una passione”? Ma anche: “Lo fa con passione”? Una sofferenza, che per l’artista può essere anche un tormento, che tuttavia procede non separato dalla gioia, quella dell’invenzione, del risultato conseguito, della soddisfazione spirituale. Una gratificazione che, nell’artista vero, non importa se storicamente affermato, ha valore soltanto se è condivisa, se non resta circoscritta in forma solipsistica alla mente e al cuore del solo artista. Anche Dio si è compiaciuto del Creato, ma non si è fermato lì. Ha voluto condividere il piacere di ciò che aveva fatto con la più alta delle sue creature: l’essere umano.

Il significato di “gioia” deriva dal latino gaudium, il gaudio, e significa sostanzialmente: “piacere”. Un piacere che scaturisce non da un godimento materiale, ma da un incanto, da una soddisfazione intrinseca dell’essere umano che promana dallo spirito. Lo stesso spirito che si serve dell’intelletto e quindi della tecnica per esprimersi e per comunicare poi agli altri il senso e il valore di una scoperta, di una invenzione, di un risultato.

La mostra d’arte è stata curata in modo originale dall’architetto Chiara Salvaterra, che ha dovuto affrontare e risolvere non pochi problemi di allestimento. Una mostra che preferirei chiamare “esposizione”( nel senso di “ex-ponere”, cioè porre all’attenzione degli altri, tirando fuori ciò che uno ha covato da tempo in luogo appartato, tirar fuori dal cassetto le poesie, tirar fuori dal petto il canto, tirar fuori la luce e i colori fino a un dato momento imprigionati nel cuore e nel pennello di un’artista ), dove troviamo alcuni interessanti tasselli esistenziali, tessere di un mosaico più ampio che appartiene alla vita e alla sensibilità di alcuni validi artisti di questo nuovo millennio. Li possiamo definire coraggiosi e generosi, perché oggi essi amano mettersi in mostra, attraverso l’esposizione – appunto – di alcune loro opere.

Anche il luogo dell’esposizione è singolare, tanto quanto le opere degli autori: una cantina museo degli attrezzi di lavoro della vigna e del vino dei nostri antenati, situata in uno dei più riposti angoli caratteristici di Marino: vicolo Oscuro, angolo di via della Posta Vecchia. E già vi ho detto tutto. In questo luogo che sa un po’ di museo, allestito dalla famiglia Fabi di Marino, ci parlano oggetti e luoghi. Rivivono nella fantasia dei visitatori, quasi in grado di riascoltare le voci dei vignaioli, dei carrettieri, dei cantinieri che qui hanno lavorato per secoli. Le opere esposte stanno lì, accovacciate fra antichi caratteristici vasi vinari e strumenti di lavoro.

Filo conduttore il vino, frammento di sole e di vita materiale che rimanda alla metafisica del Corpo Mistico, alle millenarie culture mediterranee, alla gioia della vita contadina. Così, le opere, sottolineate da una sapiente luce di faretti indirizzati, vivono e fanno rivivere l’ambiente, veramente unico e inusuale per una collettiva d’arte. Vita e gioia che promana da tutto l’ambiente. Arte e artigianato, colori ambrati e penombre si rincorrono lungo i muri antichi che sanno di fatica e di amore al punto da far trasalire il visitatore.

Ma parliamo delle opere. Accanto a quelle di Marina Funghi e di Mario Franceschini, che fanno da mallevadori degli artisti più “giovani”, si allineano nel percorso le opere di Giulia Lovison, di Alessandro Damiani e di Leonardo Pedica.

Un breve percorso e ci si para dinanzi l’incanto di alcuni “ritratti” (non chiamiamoli “quadri” per favore!) nel senso di effigi, immagini ricavate dal pensiero, dal cuore. Ritratti, dunque, attraverso i quali gli artisti ci comunicano il loro significato di “essere giulivo”, la loro “giovialità”. Dunque l’occasione di incontro d’arte è un omaggio collettivo alla gioia, gioia di vivere, gioia di inventare, gioia di amare. Le classiche tele si alternano ai supporti trasparenti in plexiglas, utili a riflettere la luce e ad esaltare le forme cromatiche che accolgono”.

Cavalieri della Luce

Persone che decidono di “lasciarsi arruolare nell’esercito di Gesù” per portare la rivoluzione del Vangelo nel mondo.

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