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Sono un ragazzo come loro

“Esistono anche persone buone e sincere in questo mondo tanto cattivo e complicato per quelli come me.” Questa è una delle  esclamazioni che Francesco, un ragazzo di 19 anni della provincia di Benevento, ha fatto nel momento dei ringraziamenti a fine esame di maturità. Francesco Criscuolo ha attirato in questi giorni l’attenzione di tutti i social per un motivo ben particolare: è affetto da autismo ed è riuscito con l’aiuto del suo professore di sostegno a superare l’esame di maturità.

“Mi hanno capito e voluto bene perché sono un ragazzo come loro, con gli stessi sogni per il futuro.” È una lettera, quella scritta e letta dal ragazzo a fine esame, piena di perle preziose, di significati che potrebbero cambiare la vita  a molti se solo fosse messa in pratica e vissuta come ha iniziato a fare questo giovane studente.

Certo, con il traguardo riassunto in queste poche parole Francesco ci insegna quello che fa di un apparente limite un trampolino di lancio: sono un ragazzo come loro. Non c’è bisogno di filosofie particolari né tantoméno di introspezioni raffinate perché un ragazzo con un limite possa riscoprirsi uguale agli altri: si è lasciato guardare con gli occhi di chi ha voluto mettersi in gioco con lui per portare a casa una delle tante vittorie come quella del superamento dell’esame di stato.

Mi hanno capito e voluto bene perché sono un ragazzo come loro, con gli stessi sogni per il futuro.”

L’esame di stato è pienamente superato quando acquisisci questa maturità. In molti paesi europei si chiama in diversi modi; in Italia invece si chiama non a caso esame di maturità, che dovrebbe significare il momento in cui la persona  raggiunge, oltre alla preparazione scolastica e culturale, una consapevolezza nuova e vera su di sé e sul mondo che la circonda. Essere accettati, voluti, amati e lasciar nascere i sogni che faranno da timone della propria vita è un passo importante.

L’autismo non è contagioso; noi abbiamo bisogno di amore, di integrazione…”

Il limite viene pubblicizzato dai media spesso come contagioso, come il pericolo da cui scampare, come oggetto anche di scherno perché ti rende diverso e per questo pericoloso. Francesco ci dà in questo una lezione che merita il 100 e lode: ogni limite è ciò che rende unica la persona, che la rende capace di scoprire uno sguardo nuovo su se stessa, che non si arresta alle contingenze effimere di una società sempre in cambiamento verso un perfezionismo ideale che ha poco a che fare con la quotidianità.

Socializzare vuol dire esistere ed è quello che la scuola ha fatto per me.”

Il limite permette la relazione perché dove finisce il tuo essere e di conseguenza il tuo agire, inizia e si unisce l’essere e l’agire di chi incontri; e così si è più forti.

Accogliamo il limite che arricchisce, che permette la relazione, che ti apre alla richiesta di aiuto, che ti fa sentire unico e voluto, e fuggiamo la perfezione mondana, la ricerca stereotipata di ideali a cui tendere che snaturano l’uomo facendogli perdere o mascherare ciò che definisce la propria terra promessa. Dio creò ponendo dei limiti nell’universo e da lì ebbe origine la vita. Il limite fa spazio dentro ciascuno di noi perché pone dei confini sani e ci permette di esclamare ad alta voce come Francesco: “Rimarrete per sempre nel mio cuore!”.

 

 

 

 

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