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L’opportunità di essere ascoltati come ragazzini impauriti e preoccupati

“Tutto è bene ciò che finisce bene”; recita un famoso aforisma. E questa volta mai altro modo di dire è risultato più idoneo per iniziare questa storia.

Sarebbe potuta essere la solita notizia di cronaca criminale, con Napoli e i suoi quartieri, dove la fanno da padrone le innumerevoli baby gang, come scenario e protagoniste, e invece a vincere sono stati Misericordia e Ascolto.

Lunedì 18 Febbraio, un po’; prima di cena, due ragazzini di 12 e 15 anni, si trovavano in Piazza Sanità, quando per motivi futili aggredirono Yacoubou Ibrahim, beninese che dal 1991 si trova in Italia e qui ci lavora come mediatore culturale.

I due sprovveduti ragazzini, stando ai racconti, erano intenti a prendere in giro i passanti che affollavano la piazza, quando Yacoubou viene avvicinato dai due che, senza scrupoli, spruzzano spray al peperoncino sul volto del malcapitato. Accecato dalla sostanza urticante, provò a rincorrerli, ma da esperti fuggitivi (cosi come descritti da altre testate, ndr) lasciarono perdere le proprie tracce in men che non si dica, complice lo stordimento tanto forte da farlo accasciare al suolo.

Ibrahim aveva denunciato l’accaduto, e a chi gridava all’ennesima azione razzista rispondeva con un secco monito: manca la sicurezza in città! Le forze dell’ordine in pochi giorni risalirono ai due giovani furfanti, aiutati dal passaparola e dalle domande giuste fatte alle persone giuste del quartiere, informando Yacoubou della risoluzione del caso.

E qui subentra quanto detto in prima battuta: Yacoubou, che di mestiere aiuta le persone di diverse etnie e culture a vivere rispettando le altre comunità, aiutato dai parroci e dagli educatori locali, ha voluto incontrare i due ragazzi, per capire i motivi del gesto.

Tutto si è concluso con un abbraccio tra i tre, e Yacoubou in lacrime, che ha perdonato i piccoli aggressori.

Ma si possono definire tali questi due sfortunati ragazzini, bisognosi di una chance e di opportunità per cambiare il loro futuro? No!

Ibrahim, a margine del momento di riconciliazione, ha voluto specificare che Napoli è, sì, un territorio difficile, ma non è giusto affibbiare nomi e aggettivi degni della peggior cronaca nera a due ragazzini, la cui unica colpa è l’incapacità di evadere dalle grinfie del branco.

Messa in prima fila la Misericordia, ciò che spesso manca in queste zone è l’ascolto.  Facciamo di tutto per promuovere il perdono, l’accoglienza incondizionata e il rispetto, ma poco per metterci in ascolto.

Nicola e Gennaro (nomi fittizi per i due ragazzini, ndr) avrebbero tanto da raccontarci, se solo venisse data loro l’opportunità di essere ascoltati come ragazzini impauriti e preoccupati di restare fuori dal giro di quelli che contano, e non come carnefici o boss di baby gang che non sono.

Vanno affrontati i loro falsi miti, le loro paure infondate, i loro timori infantili, evitare che vengano alimentati da sentimenti sbagliati, e soprattutto, evitare che vengano etichettati per ciò che non sono.

Giuseppe Di Nardo

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