Spettacolo

Chiara Corbella, mamma eroica, ora un raggio di luce dal Cielo


 

Chi ha detto che non c’è stato il miracolo?!

Il miracolo è avvenuto e molto più grande di quanto non ci si aspettasse!

Che turbinio di emozioni, pensieri, parole e sguardi che mi ritornano alla mente dopo il funerale di Chiara al quale ho avuto la grazia di partecipare sabato!

Apprendere la notizia della sua morte è stata una doccia fredda, nonostante il cuore si stesse preparando. Tante domande, dolore, silenzio di contemplazione, fino a sabato, giorno in cui sono stati celebrati i suoi funerali a Roma.

Mi sono resa conto che non stavo andando ad un funerale tanto comune quando, dopo aver pregato un po’ durante il viaggio verso la chiesa, ho acceso la radio e Padre Livio, nel commento alla stampa della mattina, stava leggendo di Chiara da un articolo in prima pagina su Avvenire. Poi il servizio d’ordine per posteggiare auto e pullman fuori dalla parrocchia di S. Francesca Romana, il fermento di decine di sacerdoti in sacrestia… E infine la certezza della straordinarietà dell’evento:

che stupore grande è stato entrare in chiesa e trovarla già gremita nonostante il mio anticipo, piena di giovani, famiglie con bambini piccoli ovunque, un coro enorme, archi, chitarre, bonghi, e il fermento di tanti che come formichine operaie supercoordinate preparavano tutto per la grande festa!

Tutto parlava di festa lì dentro!
Ad un tratto ho sentito il bisogno di girarmi attorno e guardare davanti dall’altare per scorgere i piedistalli che avrebbero dovuto sollevare la bara per avere la certezza che si trattasse di un funerale, perché in realtà pareva si stesse per celebrare un matrimonio! Ai piedi dall’altare – non riuscito a distogliere lo sguardo – un gruppetto di ragazze laboriose stavano allestendo un vero e proprio giardino fioritissimo composto centinaia di piccoli vasi di fiori di ogni specie. Un giardino meraviglioso!  E piantine anche attorno al perimetro dello spazio lasciato per la bara.

Molti erano vestiti a festa, persino i bambini, lo richiedeva la circostanza.

Enrico, suo marito è entrato alle 10.30 con il piccolo Francesco in braccio e poco dopo li ha seguiti il feretro.

Senza indugio si è avvicinato al coro e dopo aver affidato il bimbo alle cure della sorella di Chiara, si è seduto davanti al microfono, con la chitarra in mano e ha intonato il canto di inizio, un brano scritto da lui per la cerimonia del loro matrimonio, celebrato il 21 settembre 2008 ad Assisi.

Ha cantato e suonato per tutta la Messa con un amore e una passione straordinari!

Che turbinio di emozioni dentro di me. Ma il suo sguardo – quello di Enrico – era luminoso, sicuro, bello.

Un migliaio di persone hanno partecipato ad una S. Messa di due ore e mezza senza batter ciglio. Ciascuno che era lì non era lì per caso e credo che tutti si siano resi conto del privilegio che hanno avuto a vivere ogni attimo così intenso di quella liturgia. Abbiamo pianto, abbiamo riso, ci siamo commossi, abbiamo esultato di gioia indicibile e gloriosa grazie ai canti scritti quasi tutti da Enrico durante questi quattro anni di esperienze di dolore-Amore, abbiamo pregato e contemplato la vita di una piccola e semplice donna che fidandosi ogni giorno di Dio è diventata un gigante.

“Piccoli passi possibili” questo il motto francescano che Chiara ha preso come regola di vita e l’ha portata a mettere al mondo due bambini vissuti ciascuno nove mesi nel grembo di una madre che li ha amati sin dal loro primo essere e un padre che li accolti quali figli amatissimi e una volta venuti alla luce sono stati battezzati, coccolati e amati per altri indimenticabili 30 minuti, e poi sono partiti per il Cielo. Maria, che fin dall’inizio della gravidanza si sapeva affetta da anencefalia e Davide, che all’inizio pareva sano, poi diagnosticato privo degli arti inferiori e verso la fine della gravidanza “incompatibile alla vita” a causa di gravi malformazioni ai visceri. Le prime due gravidanze di Chiara. Poi Francesco e al 5° mese di gestazione la malattia di Chiara.

Ha voluto aspettare che nascesse Francesco per farsi curare e questo le ha causato al morte un anno dopo. “I medici pensavano fosse stupida – ha raccontato frate Vito durante l’omelia – perché sembrava non voleva farsi curare” e invece era solo incredibilmente innamorata della vita e desiderosa di donarla a Francesco. “Lei sceglieva i medici a cui dare fiducia in base a chi le dava la possibilità di portare più in là possibile la gravidanza: 35, 36, 38 settimane, pur di permettere al piccolo Francesco di crescere ogni giorno di quei 38 grammi che lo avrebbero fatto vivere meglio appena nato”.

Operazione, radio e chemioterapia ma il 4 aprile viene dichiarata malata terminale.

Torna a casa lo dice ai familiari e i volti si tingono di tristezza e allora la preghiera semplice e ironica ma efficace di Chiara al suo amato Gesù: “Signo’, chiedimi tutto ma co’ ste facce no è!”

E così è stato! Fra Vito ha raccontato di momenti di gioia e spensieratezza attraverso la consapevolezza che quella malattia l’avrebbe portata dallo Sposo con la “S” maiuscola; le battute ironiche di Chiara, sempre col sorriso sul volto e il combattimento spirituale che l’ha vista vincitrice sul “suo drago”.

‎ Chiara è arrivata a dire che forse non chiedeva la propria guarigione, ma che suo marito e suo figlio fossero sereni durante la malattia e dopo la sua morte, e così tutte le persone che le vogliono bene. Per questo in quei due mesi tra la notizia della sicura partenza e la morte Chiara aveva affrontato un viaggio a Medjugorje, al quale aveva invitato le famiglie degli amici: giovani coppie e tanti bambini. Era stata una grande fatica per lei, ormai molto malata, ma l’aveva fatta per aiutare gli altri ad accettare il dolore, a capire, ai piedi della Madonna il senso della vita qui su questa terra.

“Chiara non è morta serena, è morta felice”. Ha vissuto spendendo la sua vita per l’amore agli altri, consumandosi per gli altri e felice di farlo, aveva confidato ad Enrico “forse la guarigione in fondo non la voglio davvero. Pensaci, che cosa colpisce di più? una donna guarita dal tumore o un marito felice con il figlio senza la mamma?  Una testimonianza che potrebbe salvare tante persone…”.

Poche ore prima della morte, Enrico con tutta la sua tenerezza di marito innamorato le ha chiesto: “A Chia’, ma sto giogo è davvero così dolce?” “Sì, è tanto dolce”.

Enrico – così ha raccontato frate Vito – davanti alla prospettiva che presto non avrebbe più visto Chiara diceva “Perché dovrei essere triste? mia moglie sta andando da Uno che la ama più di me!”

Questi ragazzi, la vita e la morte di Chiara… ma che dico, la sua nascita al Cielo, sono un boomerang che sta volando nei luoghi più inaspettati e dove passa sconvolge, tocca i cuori, fa venire una gran voglia di santità!

Non è solo come è morta Chiara che mi colpisce, è come è vissuta che mi sconvolge: un sì dopo l’altro, e ancora sino al grande dono della vita.

Chiara  sempre ironica e sorridente, sapeva scherzare anche in una situazione assurdamente tragica, se giudicata con parametri umani. Ma loro, venuti da un cammino di fede prima come singoli e poi come coppia, legati ai frati di Assisi non guardavano niente da un punto di vista umano. Tutto sub specie aeternitatis.

Ecco il segreto!

Lo ha ricordato bene fra Vito: una fede alla quale ci è arrivata piano piano, prova dopo prova. Magari a noi Dio non chiederà di prendere la stessa croce di Chiara, ma ognuno può arrivare a questa fede vivendo ogni istante della propria vita con la fiducia dei bambini. E è davvero possibile! Noi non possiamo trasformare l’acqua in vino, ma iniziare a riempire le giare d’acqua lo possiamo fare. Chiara credeva in questo e ciò l’ha aiutata a vivere una buona vita e quindi una buona morte, passo dopo passo.

La storia di Chiara mi fa comprendere che realmente la santità è una vocazione per ciascuno ed è possibile per ogni individuo. Chiara era una ragazza semplice, bella, di fede, come tanti, con il cuore grande e Dio le ha chiesto di rispondere ad una chiamata, come ha fatto a suo tempo con Maria, quella giovane della Palestina che è diventata la madre di Gesù. Non le ha chiesto tutto insieme, ma un giorno per volta le ha dato la possibilità di scegliere di seguirlo e fidarsi di Lui e lei, Chiara, lo ha fatto e oggi è quel gigante di Amore che abbiamo conosciuto.

Si è fidata ed ha conseguito la meta: la gioia piena, qui su questa terra e ora lassù, in Cielo e la cosa che mi sconvolge è che da quella fila di piccoli e grandi all’Amore che ha detto nella sua vita è sgorgata una sorgente inesauribile che sta dissetando tante tantissime persone che nessuno avrebbe potuto immaginare!

L’ha definita “una seconda Beretta Molla” il cardinale vicario, Agostino Vallini, che ha voluto omaggiare con la sua presenza Chiara, conosciuta qualche mese fa con Enrico.

“La vita è come un ricamo di cui noi vediamo il rovescio, la parte disordinata e piena di fili – ha detto Vallini – di tanto in tanto, però la fede ci permette di vedere un lembo della parte dritta”. È il caso di Chiara secondo il cardinale: “una grande lezione di vita, una luce, frutto di un meraviglioso disegno divino che ci sfugge, ma che c’è”.

E ancora: “Io non so cosa Dio abbia preparato per noi attraverso questa donna, ma è sicuramente qualcosa che non possiamo perdere; perciò raccogliamo questa eredità che ci ricorda di dare il giusto valore ad ogni piccolo o grande gesto quotidiano”.

In questi giorni ho mille emozioni dentro di me e non riesco a fare a meno di ripensare a lei, a loro. Mi interrogano, mi mettono in discussione, mi stanno aiutando a scegliere di amare sul serio, di impegnarmi nel quotidiano con tutta la volontà e tutto il cuore, senza cercare di fare grandi cose, ma vivendo con fedeltà, onestà e generosità ogni istante della giornata, ogni gesto che sono chiamata a fare, ogni relazione…

Ho abbracciato Enrico e dopo la messa e mi ha detto di salutare tutti quelli della comunità (Nuovi Orizzonti).

C’è stato un grande miracolo, ed è questo!

Una piccola donna col suo innamoratissimo marito stanno sconvolgendo la vita di centinaia di persone semplicemente perché hanno preso sul serio il Vangelo e quando il Signore si è presentato chiedendo di fare dei passi insieme, loro li hanno fatti e una gioia immensa ha inondato i loro cuori e quelli di tanti accanto a loro…

Vedere che cosa Dio ha operato nella vita di questi ragazzi è un privilegio enorme. Loro hanno detto “sì” e ora cantano il Magnificat! Come Maria!

La storia di Chiara sta facendo il giro del mondo e attraverso di lei molti stanno scoprendo l’Amore, si stanno decidendo per Gesù, per la Vita! Questo è il più grande miracolo che Chiara e tutti coloro che con fede hanno pregato con lei, hanno ottenuto!

 

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Cavalieri della Luce

Persone che decidono di “lasciarsi arruolare nell’esercito di Gesù” per portare la rivoluzione del Vangelo nel mondo.

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