Evangelizzazione

Dio si abbassa per innalzarci!

Dove possiamo incontrare Cristo presente? Cosa significa che solo nell’Eucarestia Cristo è presente veramente, realmente, sostanzialmente? E’ così diversa la nostra esperienza di oggi rispetto a quella di coloro cha hanno vissuto al fianco di Gesù di Nazareth e lo hanno visto da risorto? Proviamo ad entrare in questo mistero insieme, in punta di piedi… Un mistero in cui Dio si abbassa per innalzarci!

Attraverso il memoriale si rende presente il Cristo, non ci si limita a un ricordo più o meno vivo della sua persona ma è lui che dà se stesso in cibo, il suo corpo e il suo sangue, nei segni del pane e del vino. La fede si fonda sulle parole dell’ultima cena: “Questo è il mio corpo (soma)”, “questo è il mio sangue (aima)” interpretate sul piano dell’essere e non in senso puramente figurativo. Ciò è ulteriormente confermato in 1Cor 11,27-34 e nelle espressioni oggettive di Gv 6. Il contenuto del dogma è il seguente: “Nel santissimo sacramento dell’eucaristia è contenuto (continetur) veramente, realmente, sostanzialmente (vere, realiter, substantialiter) il corpo e il sangue di no­stro Signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e quindi, il Cristo tutto intero” (DS 1651).

Si confessa l’identità con il Cristo totale (corpo-sangue-anima-divinità) e si negano le interpretazioni figurative, sostenendola con tre avverbi: veramente, realmente, sostanzialmente. La caratteristica della presenza eucaristica è data perciò dalla sua modalità sostanziale. Questa spiegazione oggi è resa problematica per il fatto che con l’avvento delle scienze moderne l’idea di “sostanza”, concetto di per sé già non facilmente definibile, è intesa in senso materiale come quando si dice sostanza gassosa, liquida, non riuscendo così a cogliere l’accezione metafisica con cui la scolastica l’aveva concepito. Nella filosofia aristotelica, sostanza indica il nucleo essenziale di una cosa, il suo essere necessario che permette di identificare e distinguere una pietra da un albero, da un uomo. Essa non è percepibile ai sensi che colgono le composizioni fisico-chimiche degli accidenti attraverso i quali la sostanza si esprime e si configura. Ma è la sostanza e non gli accidenti (cioè una cosa come appare) che definisce l’essenza di una cosa: una pietra può essere dura o molle, piccola o grande ma resta una pietra, così un uomo può invecchiare, ma il suo io resta identificabile. Ne consegue che il concetto non è  raggiungibile con i mezzi della scienza naturale. Non ha estensione e non è visibile, non ha peso e non ha gravità, grandezza quantitativa e forma. La trasformazione eucaristica avviene in un campo metaempirico, il che non vuol dire irreale o soggettivo (M. SCHMAUS, Dogmatica, IV/1, 323-333).

Il n. 7 della Sacrosantum concilium dispone un lungo elenco di presenze vere e reali di Gesù Risorto: nell’assemblea, nella Parola, nel ministro (che agisce in persona Christi) e nelle specie eucaristiche, nel povero e nel prossimo…

Di rilievo il richiamo all’assemblea che ha con sé l’autorevolezza di una promessa del Signore dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20), ma non si possono dimenticare la presenza di Cristo nei poveri e nell’azione caritativa, che non è puramente rappresentativa. Tutte queste presenze sono vere e reali, si comprendono reciprocamente e non si escludono. L’eucaristia le suppone e le conferma, tuttavia, poiché in essa la persona del Cristo si manifesta attraverso la massima penetrazione ontologica, tutti gli altri luoghi sono ad essa finalizzati, trovandovi il loro vertice, come scrive Paolo VI: La presenza di Cristo sotto le specie si dice reale non per esclusione, quasi che le altre non siano reali ma per  antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, uomo-Dio, tutto intero si fa presente (Mysterium Fidei, 9).

In definitiva, la stessa esperienza che fanno i pastori quando vanno ad adorare il bambino Gesù, nato e deposto nella povertà di una mangiatoia è la stessa che capita a noi davanti all’eucarestia. I sensi dei pastori colgono la fragilità, la delicatezza e la bellezza di un povero bambino in una notte fredda a Betlemme. Non vedono Dio, eppure lo vedono nel volto e nell’umanità di quel bimbo. Davanti ai loro sensi c’è l’umanità di Gesù, ma il cuore e la fede intuiscono al di là dei sensi ciò che si cela in quell’umanità: l’eternità, l’onnipotenza, l’infinitudine di Dio. Così anche davanti all’eucarestia cogliamo con i nostri sensi la semplicità e la povertà di un pezzo di pane, ma la nostra fede e il nostro cuore intuiscono che lì in quel pane c’è tutto Dio, c’è tutta la sua umanità e la sua divinità. Non è una questione di sensi ma di fede. ma anche i sensi hanno la loro parte. I sensi attraverso quel pane toccano tutto Dio. Un Dio che si fa vicinissimo, che si fa vedere, si fa toccare.

Un Dio che si abbassa per innalzarci.

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Don Davide Banzato

Priest in international association "Nuovi Orizzonti" founded by Chiara Amirante. Also here I try to follow only Jesus

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