Attualità

Una storia di famiglia (la testimonianza di Francesco Cason)

Il diario di Valentina sull’esperienza missionaria in Brasile di questa estate ci ha appassionato, permettendo al fiume di emozioni che ha attraversato chi ha vissuto in prima persona l’esperienza di raggiungere anche noi ed aprendo una piccola finestra su un mondo lontano dai nostri parametri culturali, ma che ci interpella  da vicino, perché l’eco  della miseria e del dolore in cui versano milioni di persone nel mondo, ha abbastanza forza per raggiungere i nostri cuori, se li teniamo aperti all’ascolto.

Valentina per questo viaggio è partita con il suo papà. E’ stato un dono immenso vederli insieme percorrere le strade  che attraversano come piaghe aperte i quartieri delle favelas, entrare nelle case di fango per incontrare e toccare un dolore che vorresti non conoscere e  camminare con la sicurezza  dei piccoli nelle braccia di una mamma o di un papà, in posti in cui la gente  va in giro armata e la vita vale pochi euro o uno sguardo di troppo.. sono posti in cui non vorresti mai vedere un figlio, in cui raccomanderesti ad una figlia di non andare, in cui forse neanche tu metteresti un piede in un giorno qualunque. Ma quelli non erano giorni qualunque. Erano i giorni del “si può”.. i giorni in cui si ha il coraggio di darsi il permesso di essere fratelli e sentire che ogni storia che ti passa accanto è la tua storia, è affar tuo, è una storia di famiglia.

Ed è così che questo papà e questa figlia in questa “storia di famiglia” ci sono entrati insieme, indicando una strada da percorre, pionieri di una forma di solidarietà che allarga i legami familiari alla famiglia umana, e per questo li rende più forti.

Grazie Francesco! Grazie Vale!

(Testimonianza di Francesco Cason,  papà di Valentina):

Il mese di luglio di quest’anno l’ho trascorso interamente in una nazione che non conoscevo nel modo più assoluto. 

Quando ho chiesto a mia figlia di poter partecipare alla loro missione all’estero sono stato spinto unicamente da due motivi: capire lo spirito della ‘Comunità’, in cui è inserita Valentina e toccare direttamente con mano gli strati sociali più bassi del Brasile nei quali languono moltissimi esseri umani.

Non intendo dilungarmi in descrizioni inutili poiché queste realtà sono state visitate dall’ntero gruppo di volontari, bensì, descrivere le considerazioni che ho dedotto e delle quali sono pienamente convinto.

A Quixadà ci sono numerosi bambini e bambine ospitati nelle strutture ‘Nuovi Orizzonti’. E’ difficile riuscire ad immaginare quali situazioni traumatizzanti possano aver subito questi piccoli esseri umani durante la loro prima infanzia: la strada, l’abbandono, umiliazioni di ogni genere, la sensazione giorno per giorno dell’incertezza esistenziale.

Ora hanno trovato una sicurezza materiale, ed è già molto, anche se la loro principale necessità rimane l’affetto e il calore di una famiglia. Infatti, senza farmi notare, ho attentamente osservato momenti di tristezza in parecchi di loro. Nei primi due giorni di permanenza sono stato attentamente ‘studiato’ dai loro occhietti neri e vivacissimi. Al terzo giorno quelli più decisi hanno incominciato ad avvicinarmi; peccato non parlare un pò la loro lingua. Conversare con loro sarebbe stato sicuramente molto interessante.

I rimanenti giorni trascorsi a Quixadà sono stati semplicemente meravigliosi: questi bambini e bambine mi chiedevano soltanto una manifestazione di affetto, un abbraccio. Il loro slancio era sincero. Mi rimanevano con le braccia al collo per almeno dieci secondi; cercavano soltanto un pò di calore umano.

A questo punto mi sono reso conto che nella nostra civiltà ‘occidentale’ non siamo più capaci di capire e soprattutto di esternare queste meravigliose sensazioni umane. L’industrializzazione delle nazioni più popolate sta distruggendo i valori storici e fondamentali della nostra esistenza ponendoci come obiettivi l’arrivismo e il consumismo esasperato che lasciano dentro di noi soltanto vuoto, desolazione e tristezza. L’attuale generazione sta già pagando abbondantemente e tristemente questa situazione dilagante.

I nostri giovani che vedono il ‘week-end’ come il rovesciamento della settimana lavorativa, pilotati dai mass-media, si scatenano nei locali notturni dove esprimono il loro vuoto spirituale nello stordimento della musica da sballo, nelle sostanze stupefacenti e nel sesso sfrenato. Sono incapaci di donare calore umano, sono incapaci di uno slancio affettuoso, di un abbraccio sincero.

I bambini di Quixadà mi hanno dato una vera lezione di vita. Mi hanno aperto ulteriormente la mente e lo spirito verso una conoscenza più profonda della nostra esistenza.

Francesco

 

 

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