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Quel grido è il grido di tutti noi

Un Libro può nascere per tante ragioni. Un buon romanzo che diventa un successo editoriale da un grande ed efficace lavoro pubblicitario. Un saggio di livello per addetti ai lavori. Basta entrare in una libreria e comprendere che anche i libri non sfuggono alla legge del mercato. Una volta qualcuno ha detto che gli scrittori sono degli ingegneri dell’anima. Non se questa frase o affermazione sia valida ancora oggi, all’epoca di internet e dei social.

Però sono convinto che c’è ancora qualche lettore che afferma che quel libro, quelle pagine contenute in un volume sotto quel titolo gli hanno cambiato la vita.

L’incontro per me con il libro di Chiara Amirante è iniziato per quegli strani e incomprensibili giochi del destino prima della sua uscita definitiva nelle librerie. Alcuni giorni prima, chissà perché mi sono ritrovato seduto accanto alla mia amica Natalina, vicino alla sua scrivania di lato, a parlare un po’ di tutto. A Cittadella Cielo a Frosinone in una giornata di pioggia. Lei, Natalina e Luca avevano lavorato sul libro di Chiara: Il Grido Inascoltato.

Sì, il grido di un’umanità ferita. Di giovani sofferenti. Feriti dal veleno sparso a piene mani attraverso i moderni mezzi di comunicazione. Veloci, efficienti, letali se usati da chi vuol far del male. Uccidere nel profondo, nell’anima. I danni causati a livello mondiale dove il male non viene percepito, dove la distinzione tra il male e il bene deve essere annullata. Il grande inganno dell’uomo moderno. Dove rimane solo un grido. Un grido di dolore lacerante nelle periferie delle grandi città, all’interno di mura domestiche non più sicure e protettive, dove la parola amore è annullata, distrutta. Ricercata, ma persa.

Una volta una mia collega mi aveva detto: “Sai perché è avvenuto quell’omicidio di quella povera ragazza, la vera ragione?”. Ero rimasto in attesa. La mia collega aveva proseguito. “Perché in quel contesto sociale, in quella famiglia non esisteva la parola amore!”.

Mi ero ritrovato seduto e davanti a me sulla scrivania le pagine del libro di Chiara che da lì a pochi giorni sarebbero diventati il suo ultimo, nuovo libro. Frasi che scorrevano velocemente. Testimonianze… in quella stanza c’erano diverse persone. Il lavoro fremeva eppure era difficile non lasciarsi coinvolgere, se non impossibile, da quelle frasi di dolore che scorrevano sotto i miei occhi.

Tutto tratto da una storia, da tante, innumerevoli storie vere. La testimonianza diretta ferma, precisa, da chi è stato ed è testimone, da chi ha raccolto in tanti anni quel grido lacerante di dolore. Ogni grido, ogni sofferenza che apparteneva a quella singola ragazza, ragazzo. Una richiesta di aiuto e una voglia di speranza nel cercare di tornare a vivere.

Mi ricordo Chiara seduta in cerchio a Fortaleza, in Brasile, attorniata in una strada sul lungomare della città brasiliana, da ragazzi e ragazze che si vendevano per pochi soldi. Il più squallido mercato del mondo. Li ascoltava attentamente. Vicino a lei Padre Renato. Eravamo nell’ultimo giorno al termine della preparazione di una trasmissione televisiva con l’obiettivo di fare delle adozioni a distanza in Italia. A Roma mi aveva raggiunto una mail di Padre Renato in cui c’era scritto: “Grazie di dare voce a chi non ce l’ha!”.

Per Chiara quelle voci erano un grido da raccogliere, da far suo.

Trovavo quel grido in ogni parola, pagina di quel libro. Natalina mi aveva detto: “Il libro non lo deve leggere nessuno prima della sua uscita”. Ma quelle pagine mi sembravano che mi stessero comunicando… Ero lì inoltre perché dovevano organizzare il lancio del libro sulla pagina web dei Cavalieri della Luce con Francesca che si occupava della grafica ed Emanuele che si occupava del sito. Avevano parlato di questo poco prima. Prima di iniziare a leggere qualche frase, pagina.

Una lotta mondiale. Milioni di giovani abusati nel corpo e nello spirito. Giovani devastati delle droghe, dalle tossicodipendenze. Abuso di alcool. L’abbraccio mortale verso una bottiglia di liquore.

Era incredibile eppure quel grido per Chiara attraverso la sua raccolta di tanto dolore doveva, si trasformava in speranza. La forza della fede. Forte, dirompente, di un fiume in piena. Ogni esistenza salvata che tornava a respirare l’aria della vita era una vittoria del credere contro il male.

Avevo letto soltanto alcune pagine del libro di Chiara. Me le portavo dentro mentre tornavo a parlare di comunicazione in un corso di formazione di tre giorni nella sala polifunzionale di Cittadella, con decine di ragazze e ragazzi che mi stavano aspettando, con Don Davide e Emanuele. Tenevo la testa bassa. Come quando si riflette. Un breve arco di tempo non poteva certamente cancellare le emozioni e i sentimenti che avevo appena provato.

Alzando gli occhi mi trovai in contatto con altri occhi che mi stavano osservando. Sguardi puliti, sinceri. Altri ragazzi e ragazze. Sorrisi di attesa. Speranza. Fede, la voglia di farcela, di andare avanti, sempre e comunque avanti. Non c’era molto da capire. Quel grido di dolore, quel grido inascoltato, quei giovani; i loro formatori lo conoscevano bene. Talmente bene che quel grido che Chiara aveva raccolto era diventato un grido di speranza per tutti quei ragazzi e ragazze che avevo davanti.

 

Roberto Milone

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