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SAN GIUSEPPE E… I GIORNALISTI DELL’AVVENIRE

Ma che ci azzecca?! – mi sono detta quando ho sbirciato il discorso del papa al personale del Quotidiano cattolico – Non saprei proprio trovare alcun collegamento! Di Giuseppe non abbiamo conservata alcuna parola, è confinato per la maggior parte della sua vita in un paesino disperso e periferico, non ha mai a che fare con luoghi istituzionali dove si tengono discorsi e dimostrazioni. Certamente non può essere lui un maestro di “comunicazione”, un primate di mass media, di social, di riviste, ecc.

Per questo ho seguito con maggior curiosità, quasi con sfida lo snocciolarsi del discorso del Papa e, con mia grande sorpresa, mi sono lasciata guidare dai passaggi potenti e profondi che il testo presentava. Quanto immediata e superficiale è la mia valutazione di fronte alle cose, quanto sono impastata di luoghi comuni o di frasi fatte con cui giudicare gli eventi, quanto è entrata anche in me la logica della fretta e della superficialità.

Un comunicatore deve conoscere bene il silenzio e abitarlo: ormai il silenzio è una parola e un’esperienza quasi desueta; il chiasso e la confusione soprattutto mediatica hanno davvero invaso ogni spazio della nostra giornata; proprio per questo mi tornano in mente quei momenti in cui anch’io mi misuravo e mi misuro quotidianamente con una serie di esercizi che mi insegnano a abitare il silenzio e a sentirne il profumo.

Faticosi questi esercizi perché ti impegnano a imprigionare la marea chiassosa dei pensieri che continuamente ti invade e a tenerli fuori da te il più possibile. È una vera battaglia, continua, talvolta estenuante, eppure, quando ce la fai tutto ti sembra diverso; ti senti leggera, respiri a pieni polmoni e guardi la realtà con colori intensi e caldi, una calma indescrivibile si impossessa di te e il tuo sguardo si fa più tenero e caldo.

Un comunicatore sa ascoltare: gli altri, la realtà, quello che gli succede attorno. E ascoltare è una specie di sguardo interrogativo, ma che non parte dal cervello perché darebbe subito risposte, valutazioni, conclusioni, separazioni; parte dal cuore, dalle emozioni, dai sentimenti che si intrecciano per fare spazio, per comprendere, “prendere dentro” il tutto di ciò che accade; parte dalla capacità simbolica che abbiamo e che non utilizziamo come mezzo di lettura dei fatti.

La vera comunicazione non può che nascere da questi presupposti! Non possiamo – dice il papa – accontentarci di una cultura della fretta e della superficialità.

“Il falegname di Nazareth ci richiama all’urgenza di ritrovare un senso di sana lentezza, di calma e pazienza. Con il suo silenzio ci ricorda che tutto inizia dall’ascolto, dal trascendere se stessi per aprirsi alla parola e alla storia dell’altro”.

Un comunicatore conosce il peso di ogni parola: mi sento molto interpellata da questa affermazione del papa perché comunicare, annunciare il vangelo è una cosa seria che ha bisogno di lungo tempo in cui le parole vengono messe nell’incubatrice del silenzio e dell’ascolto, in una sorta di luogo interiore dove si costruisce la trama della vera comunicazione. Ogni parola ha il suo peso perché ogni parola o dà la vita o la distrugge. Me ne accorgo quasi subito quando la mia parola, non ascoltata dentro di me prima, ha fatto danni e rotture, così come conosco parole che mi sono arrivate dritte al cuore e l’hanno consolato.

Un comunicatore ha passione per quello che dice: è sempre un problema di amore, di verità, di compassione per l’umano e per ogni cosa che avvenga nel “qui e ora”. Concretezza e prossimità sono due termini che caratterizzano il comunicatore e l’annunciatore della fede perché segue le orme di Colui che si è calato dentro la storia a tal punto da immedesimarsi in ogni persona.

Chiama per nome la realtà e la dice a voce alta: richiede una persona competente e integra – dice il papa – che frequenta assiduamente il Vangelo. E sulla parola che cerca la verità e la comunica il discorso si farebbe lungo…

E San Giuseppe ha realizzato per primo questa comunicazione nella casa di Nazareth come custode ed educatore di Gesù insieme con la sua sposa, Maria.

A ben vedere, dalla falegnameria di Nazareth alla redazione di Avvenire, il passo non è poi così lungo!

Anche tu puoi essere un comunicatore di bene e di vero, un testimone appassionato e gioioso capace di dire al mondo la bellezza del Vangelo!

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2018/may/documents/papa-francesco_20180501_personale-avvenire.html

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