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Natuzza Evolo: il 6 aprile si apre la causa di beatificazione

In una mattina di febbraio leggo le testate più importanti dei quotidiani per capire ciò che succede nel mondo. Noto allora che si parla di protesta del latte e delle esternazioni di Salvini al riguardo, si esulta per la vittoria del centrodestra in Sardegna, ci si imbatte sui presunti consensi persi dei Cinque stelle o le proteste dei lavoratori di Amazon, per finire con la condanna del cardinale Pell per pedofilia. Che tristezza, mi verrebbe da dire.

Ma c’è un’altra notizia che cambia orizzonte: il 6 aprile ci sarà l’apertura ufficiale della causa di beatificazione di Natuzza Evolo.

In un mondo esacerbatamente razionale in cui la cronaca nera appare come solo pane quotidiano arriva uno spiraglio di luce che rischiara e dà speranza. Natuzza Evolo. Che figura enigmatica e paradossale per un mondo che corre a mille per successo, piacere, soldi, apparire e chi più ne ha più ne metta. Lei si è ostinata per decenni a proporre un’altra via, quella dell’umiltà, della semplicità, della piccolezza, sapendo che così ama dialogare quel Dio con la sua umanità.

Io sono un verme di terra. Io non è che faccio miracoli. Io so ‘na poveraccia. Questo non lo faccio io ma lo fa il Signore.»

A primo acchito può sembrare una frase fuori luogo per una società ultrasensibile dove riconoscersi piccoli e poveri è un attacco diretto alla dignità della persona. È come se una paura di riconoscersi piccoli imprigioni la nostra più grande sete di dipendenza sana: dipendenza dall’amore, dipendenza dall’acqua, dall’aria, dai legami fondamentali che tessono la nostra storia… ecc.

Nasce a Paravati, una frazione del comune di Mileto. Il padre, immigrato in Argentina, forma una nuova famiglia. La madre, rimasta sola con numerosi figli da accudire, si adattò ai lavori più umili per sfamare la famiglia. Natuzza cercò di aiutarla e accudì gli altri fratelli, senza poter frequentare regolarmente la scuola e restando quindi analfabeta.

Si sposò con un giovane, figlio di amici. La coppia ebbe cinque figli. Natuzza Evolo venne rinchiusa in manicomio per un breve periodo in seguito alla manifestazione di quanto viveva perché chi aveva autorità su di lei confuse il soprannaturale con la patologia psichica. Durante il corso della sua vita infatti si manifesteranno una serie di fatti straordinari: apparizioni e colloqui con Gesù, la Madonna, angeli, santi e defunti, bilocazione, la comparsa di stimmate ed effusioni ematiche accompagnate da stati di sofferenza durante il periodo pasquale e momenti di estasi.

Morì il 1º novembre 2009.

Ci sono tutti i presupposti perché i più grandi mentori della psiche di oggigiorno si lancino in mille diagnosi, altrettanti verdetti. Aveva il terreno fertile perché la disperazione o la rassegnazione ad una vita di sofferenza mettessero radici.

Invece! Uno dei modi con cui ama definirsi è proprio quello che dà la svolta alla sua vita, benché mistica ma anche tremendamente umana: «Sono un verme di terra».

«Verme? Dici a me?» Questo mi verrebbe da dire! Tuttavia. Che si nasconde dietro a tutto ciò? Mi avvallo delle parole di Papa Francesco:

Dio accetta di farsi uno di noi. In questo modo parla il Signore. E addirittura fa come fanno i genitori, che ai loro bambini «dicono cose un po’ ridicole – giocattolo mio! – e tutte queste cose. Anche Gesù dice: vermiciattolo di Giacobbe, tu sei come un vermiciattolo per me, sei una cosa piccolina… ma ti amo tanto. Questo è il linguaggio del Signore: un linguaggio d’amore, di padre, di madre.» Papa Francesco, 12.12.2013

Natuzza ha scoperto il linguaggio di Dio nella sua vita. E come tutti i linguaggi richiede un orecchio in grado di recepire, accogliere quanto gli viene detto. C’è un segreto – secondo Natuzza – che nonostante una valanga di informazioni negative, di fatti struggenti, rivela a quanti desiderano essere felici la via per diventarlo: riconosciti piccolo, semplice e povero e allora le tue tante sofferenze, ingiustizie diventeranno il luogo dove Dio manifesterà la sua potenza.

Dio desidera chiamarci con nomignoli perché ci ama. Se per il mondo essere vermiciattoli va contro l’identikit della persona riuscita, per i cristiani riconoscersi piccoli vermiciattoli è l’unico modo per vedere Dio all’opera. E quando Dio è all’opera nella nostra vita e in quella di molti è solo per un motivo: renderci felici!

 

 

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