ArteGiovani

Come di una grande famiglia

Diario di bordo di un'educatrice

A Petrella Tifernina, un piccolo paesino diroccato tra le montagne del Molise, si è svolto Gioia Piena Winter Camp con la presenza di ragazzi, giovani, educatori e forse la cosa un po’ strana ma importante, la presenza di due famiglie per il loro ruolo e sostegno.

L’obiettivo era trovare e mettere a disposizione il proprio talento artistico ma non solo: scoprire e scoprirsi sia a livello personale che spirituale. Io ho partecipato come educatrice.

Queste esperienze mi insegnano prima di tutto ad essere me stessa e a mettermi in gioco, come donna, come ragazza e come sorella maggiore, dal punto di vista umano e spirituale.

Ti metti a disposizione per la preparazione e l’organizzazione, e quando inizia senti di doverti donare a loro, donare tutta te stessa e star loro vicino, esserci sempre, prenderli per mano e aiutarli ad essere se stessi per superare le loro paure e le loro ferite.

All’inizio ero piena di ansia, paura e insicurezza di non sapere cosa dire e cosa fare, di non essere in grado di star loro vicino, aiutarli e farli sentire amati per come sono… avevo paura di non esserne all’altezza…

Alla fine ti affidi attraverso la preghiera alla volontà del Padre, di Chi per primo ci ha pensati prima che nascessimo, di Chi per primo ci chiama per nome e c’è sempre; sempre con la preghiera nel cuore per noi, ma soprattutto per i ragazzi e con i ragazzi. Infatti nei nostri momenti di condivisione aggiungevamo sempre una sedia in più vuota per un amico in più, Gesù.

Ci siamo veramente affidati a Lui, rimanendo in preghiera gli uni con gli altri e gli uni per gli altri, mettendolo sempre al centro.

Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in preghiera, con amore, perché volevamo ridonare a questi ragazzi quello che abbiamo ricevuto noi, quello che abbiamo vissuto e provato noi negli anni e nelle esperienze, dargli la stessa opportunità che a noi ha cambiato la vita.

Quando ti doni in questa maniera gratuita e immensa, come la definisco io, è “una botta di vita”,

che ti svuota, ti prosciuga, ti “distrugge” ma ti riempie, dandoti dieci volte tanto di quello che ti ha tolto. Mi sento nuova, riempita, rinata, amata e felice.

Ora dopo questa esperienza sono convinta che sono loro a mostrarmi Dio, a dirmi che c’è ed è presente concretamente tra noi:

lo vedo in uno sguardo lucido e profondo, in un pianto, o in un sorriso, in una condivisione, in un abbraccio di un fratello/amico. Lo vedo, lo sento e lo percepisco sempre nei piccoli gesti e nei cambiamenti di un ragazzo e ogni volta mi dà la conferma, la certezza della Sua presenza, della Sua mano che opera, ma allo stesso tempo che ci protegge.

Alla fine tutte le paure e le ansie sono scomparse, stando insieme, pregando insieme, aiutandoci insieme, da sconosciuti o conoscenti o amici… alla fine siamo diventati fratelli e sorelle di una grande famiglia.

Valentina Talevi

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