Attualità

Chiamati a pregare incessantemente per l’Unità dei Cristiani

Settimana  per l’Unità: 18-25 gennaio 2013

Quale offerta porteremo al Signore, al Dio Altissimo, quando andremo ad adorarlo? Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio? Gli daremo in sacrificio i nostri figli, i nostri primogeniti per ricevere il perdono dei nostri peccati? In realtà il Signore ha insegnato agli uomini quel che è bene, quel che esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio” (Michea 6, 6-8).

Per questa settimana dai mille risvolti di crescita e di responsabilità, quest’anno ci vengono proposte le parole  del profeta Michea a sottolineare quello che il Signore ‘esige da noi’, come un ottimo PADRE farebbe per il bene dei suoi figli: esse richiamano tutti i  cristiani (…)al proprio essere figli ‘non unici’ in senso esclusivo ed egoistico, come la società e i tempi potrebbero farci autoconsiderare! La nostra  unicità è ben altra ai suoi occhi: lo Spirito ci ha resi figli adottivi nell’ Unigenito   Figlio che ci ha salvati e voluti compartecipi del suo unico e universale amore ‘trinitario’: vogliamo vivere nella comunione di molti fratelli e non da soli o solitari piccoli despoti pronti a considerarsi i migliori, i più santi, escludendo gli altri persino dalla salvezza ricevuta gratuitamente…

Per la cronaca, ieri, domenica ‘in mezzo’ alla settimana di preghiera e di riflessione per l’unità dei cristiani,  Benedetto XVI ha scritto il suo primo tweet in latino…noi pensiamo proprio per sottolineare anche attraverso la lingua -segno di unità  per i cattolici- e comunicare a coloro che considerano la forma indispensabile- l’importanza del messaggio. In effetti il latino sembra sintetizzare meglio: “ Unitati christifidelium integre studentes quid iubet Dominus? Orare semper, iustitiam factitare, amare probitatem, humiles Secum ambulare” che possiamo tradurre: Cosa chiede Dio a coloro che si impegnano per l’unita’ dei cristiani? Che preghino sempre, che difendano la giustizia, che amino la bonta’ e che si incamminino umili verso di Lui”.

Mi domando, con voi, se sappiamo dare significato autentico al nostro essere ‘cattolici’…che, al sing., significa dal latino eccl. catholicus, e dal gr. ant.: καθολικός, katholikòs, (“universale”), nonché dalla locuzione kath’hólu (“nell’insieme”, “nel totale”) cioè katá (“su”, “in”) e hólos (“tutto”).

Poiché  il nostro ‘tutto’ è Cristo Gesù…

Possiamo chiederci se tra di noi serpeggia la tentazione di sentirci gli unici salvati perché abbiamo avuto la grazia di ritrovarci in una famiglia, in una comunità, in un movimento che ci hanno offerto, con chiarezza e testimonianza, la possibilità d’incontrare Gesù risorto, il Vivente, e non solo riti vuoti e ripetuti senza partecipazione personale…se ci percepiamo come giusti e buoni a scapito di quotidiana umiltà e ‘bisogno di santità’ comunitaria.

Mi sembra di tornare a quella entusiasmante preparazione della Messa fra gli Scouts o all’Oratorio: la bellezza dell’ecclesiologia del Concilio ha  realmente introdotto alla scoperta dell’unica appartenenza a Cristo in virtù del Battesimo: siamo entrati nelle acque della morte per uscirne rivestiti di Lui mediante l’azione dello Spirito e dovremmo essere testimoni inconfondibili, certi, solidi… quasi come gli antichi Battisteri mostrano mediante la loro struttura architettonica e attraverso gli elementi simbolici e artistici…Abbiamo, in proposito,  a Roma e non solo,  possibilità  incredibili:  da qualche anno ho potuto apprezzare la straordinaria efficacia della celebrazione della Veglia pasquale presso la Basilica di S. Cecilia, nel sottostante sito archeologico che presenta uno dei rarissimi Battisteri presbiteriali dei primi secoli…Durante la ‘Madre delle veglie’ , la liturgia e il rinnovo delle promesse battesimali diventano palpabile legame con la traditio viva della fede, passaggio del testimone a noi da coloro che ci hanno preceduto nel cammino di santità e gridano insieme l’urgenza dell’annuncio da portare sino agli estremi confini, uniti anche attraverso  i media

Sì, risale ai martiri e ai confessori della fede la  nostra unità fra credenti in Cristo senza divisioni ‘troppo evidenti’ eppure già in germe,  perché, purtroppo, ‘qualcuno’ era già all’opera nel tentare Gesù: potete immaginare quanto continui ad impegnarsi  nel disperdere i cristiani e nell’impedire occasioni di riavvicinamento e di condivisione della vita e della fede!

Non possiamo far passare sotto silenzio il nostro essere fratelli  ‘generati nel sangue’, e se continuiamo a ignorarci e opporci come facciamo ancora  tra fratelli maggiori e minori (ebrei e cristiani…), quanto più la povertà del mondo, le ingiustizie e il malessere aumenteranno. Avrete avuto modo di ‘ascoltare’, in questa domenica  le letture , pietre miliari in questa settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani: la profezia di Isaia (62,1-5) “Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio…”

Anch’io…  “Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada…” (ib.)
Ecco i presupposti di tale unità :  impegnarsi…mettercela tutta perché le tragedie del passato, le guerre e le cattiverie siano cancellate da un sovrappiù di carità, d’invocazione al Signore affinché ci conceda il dono della pace e il suo Santo Spirito … il Salmo 95  c’invitava : “Cantate al Signore, benedite il suo nome…Annunciate la sua salvezza…narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. Date al Signore, ….gloria e potenza….la gloria del suo nome. Prostratevi al Signore nel suo atrio santo”

Pregare insieme, presupposto d’ogni azione,  lodare e chiedere al Signore di rendere efficace e feconda ogni sua parola in noi: ecco il bandolo dell’intricato groviglio umano, le fil rouge che può farci ritrovare la via comune verso la Casa del Padre e arrivare a riconoscere,  come dice Paolo (1Cor 12,4-11), che “ uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore;…uno solo è Dio, che opera tutto in tutti”.

Troppo spesso non possiamo o vogliamo riconoscere ciò che lo Spirito opera al di fuori di noi, intorno, quando poi neppure siamo in grado di discernere quello che opera ‘in noi’:  il santo discernimento  ci viene da Gesù in mezzo a noi , implica la comunità e il rimanere nella Verità…Le nozze di Cana  ci hanno’ illustrato’ quale importante  servizio ha svolto Maria con il suo sì e la sua docilità alla volontà di Dio…anche come nostra sorella e prima discepola…e come  Gesù può trasformare  ogni goccia della nostra povera acqua se ci sforziamo, umili servitori, di fare quello che ci dirà, nella fedeltà dei piccoli gesti, nella carità reciproca e perseverante, nel servirci gli uni gli altri senza imporre ciò che siamo diventati per grazia e non per meriti personali.

Forse dovremmo trovare modalità e forme per servire insieme la Verità, la Vita e la Giustizia, insieme, a partire da valori etici comuni, ma questo scaturisce dal frequentarsi e comprendersi secondo l’esempio di Gesù stesso. Condividere la Parola può davvero cambiare la vita a qualcuno…

Un’adolescente, curiosa di scoprire quale fosse un’ideologia che canalizzasse i suoi ideali di giustizia, le sue aspettative  e il senso della vita, dopo aver esaminato e approfondito ogni possibilità storicamente valida per cercare la migliore, decide di dare una chance al Cristianesimo e cerca un Vangelo…inizia a leggere con interesse…Erano passati alcuni anni dal periodo di preparazione alla Prima Comunione  e avvertiva il desiderio di  ricerca…Un paio di lutti improvvisi e ravvicinati in famiglia, non sapendo che fare per ‘consolare’ papà e dargli una mano, compila un tagliando per la richiesta di una Bibbia e dopo qualche giorno bussano alla porta…Si presentano e vengono accolti: sono due giovani da poco sposi,  lei silenziosa per la maggior parte del tempo, lascia parlare lui, ma entrambi sono lì per testimoniare che quella Bibbia, portata a domicilio personalmente, consegnata insieme alla loro esperienza sebbene ‘giovane’, è Parola viva ed efficace…Inizia un tempo di ‘formazione ecumenica’, un’amicizia di  famiglia, gli incontri si susseguono, le chiacchierate davanti ad un tavolo, in soggiorno, diventano incontri di preghiera e di condivisione anche con altri…Si loda, s’invoca, ci si affida a Dio con problemi e situazioni…il cuore  comincia ad aprirsi ai Salmi, alla lode, a guarire profondamente, le aspettative adolescenziali e le difficoltà assumono un’altra prospettiva leggendo quel libro di parole e fatti. L’adolescente si procura un’altra Bibbia, ‘cattolica’ questa volta, perché quei giovani Evangelici non la convincono quando si parla di Maria…ma non ci sono differenze sostanziali: Dio è lo stesso, Trinità, il Figlio è il medesimo Signore e Salvatore, lo Spirito Santo è lì in mezzo a loro a trasformare e illuminare… Quell’adolescente e  quei ‘due giovani’ (P. Ernest e Signora, ‘giovani nonni’, con meravigliosi figli e nipoti) ancora sono AMICI in Cristo Gesù e qualche giorno fa, l’una riceve un invito degli altri a sostenere un progetto comune -partito da cattolici ecc.- a sostegno del bene comune… invito accettato, naturalmente! Tanti altri incontri con fratelli (Ortodossi, Valdesi, Pentecostali, Battisti, Anglicani, Metodisti …) hanno fatto crescere e maturare quell’adolescente e contribuito a rafforzarne il desiderio d’essere parte dell’unica famiglia cristiana, lievito di giustizia e di pace in ogni angolo del mondo.

Frutto della Preghiera e della comunione in Cristo, infatti,  è proprio la Giustizia senza la quale non è possibile la PACE stessa…e la radice d’autentica pace non è lo sforzo umano, limitato, infiltrato d’interesse o puramente economico: è, e continua ad essere, il trascendente desiderio di superare il nostro peccato, tutti, attraverso il percorso di conversione personale e comunitario,  accogliendo il Verbo stesso di Dio, la sua Parola vivente e compiuta, perché  ” In principio era il Verbo…e il Verbo era Dio. …Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. … Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. … E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria…come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia…Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (cf. Gv. 1.1-18)

Siamo ancora nelle tenebre: occorre riconoscere umilmente la notte che ci circonda e la nostra cecità…Dio, invocato, non può che aiutarci inviando  sulla terra la sua pioggia di benefica misericordia, mentre  il Risorto,  alla destra del Padre,  continua a ispirarci  quel suo ultimo  desiderio- testamento affinché tutti siamo… ‘diventiamo’ una cosa sola, consacrati nella verità (cf. Gv. 17, 9-17), trasformati e  in Lui offerti quale sacrificio vivente, gradito all’Altissimo  Signore.

In Lui rimaniamo in comunione,

Concetta F. Sinopoli

 

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Cavalieri della Luce

Persone che decidono di “lasciarsi arruolare nell’esercito di Gesù” per portare la rivoluzione del Vangelo nel mondo.

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