Attualità

Dialogo: perchè?

Mi piace scoprire ogni giorni quali effetti hanno le parole e soprattutto i comportamenti che mette in atto papa Francesco nel suo quotidiano stile di vita soprattutto sulle persone più lontane, quelle che con i loro scritti influenzano di più l’opinione pubblica mondiale.
In questi giorni mi sono imbattuta in un intervento che ha tenuto Zygmunt Bauman – sociologo di fama mondiale – all’università cattolica di Milano in occasione del convegno per i cent’anni della rivista Vita e Pensiero e ho scoperto come tale discorso sia poi rifluito in un’intervista pubblicata su Repubblica a cui ha risposto Eugenio Scalfari ampliando a modo suo il tema. Sì! il tema su cui ha dissertato Bauman riguarda proprio il dialogo, argomento tanto caro a Papa Francesco. L’autore si dice sorpreso e commosso per il fatto che il papa Francesco sollecita chiunque ad aprire le porte per andare incontro a tutti e più ancora quando si sofferma sul ‘comunicare’ non per far proseliti ma per ascoltarsi e per capirsi; queste parole – dice – sono parole pronunciate conversando con un agnostico dichiarato e direttore di un autorevole giornale anticlericale. Mi hanno commosso – dice ancora – perché succede molto di rado, per non dire mai, nei monologhi a puntate spacciati per “dialoghi”, che si accetti in teoria, e ancor meno in pratica,un dialogo degno del nome (una delle arti umane più difficili, benché la più necessaria al mondo hic et nunc) richiede la disponibilità a dialogare con gli avversari; a dialogare non solo con chi è d’accordo con noi e dello stesso avviso su ciò che ci sta a cuore, ma con chi ha idee che ci ripugnano.
Condivide poi un testo del papa: Guarire dalla corruzione dove egli analizza a fondo il comportamento e la struttura del ‘corrotto’. Il marchio dell’individuo corrotto, secondo Jorge Mario Bergoglio, sta nel prender male qualunque critica. Un individuo così svaluta chi lo giudica negativamente, e vorrebbe disfarsi di qualsiasi autorità morale atta a disapprovare qualche aspetto della sua condotta; giudica gli altri e disdegna chi è di parere diverso.
Bauman continua la riflessione del papa approfondendo e portando all’oggi il comportamento di chi non sa o non vuole dialogare (del “corrotto” appunto!) : “… Non voglio vedere perché non voglio sapere. Chiudo gli occhi, mi turo le orecchie… mi affretto a premere “cancella” quando sul monitor mi imbatto in un’idea in disaccordo con le mie; il che, tra l’altro, succede di rado perché frequento i “nostri” portali, non essendo di finestre, ma di specchi, che vado in cerca sulla rete. E delle immagini in quegli specchi, di cui io stesso finisco con l’essere un’immagine. Hic, davanti al portatile, all’i-Pad o allo schermo dell’i-Phone; e nunc, nelle circa sette ore che l’uomo medio di oggi passa a guardarli. Questo hic et nunc che abbiamo avuto in dono dall’intelligenza artificiale, è una “comfort zone”; uno spazio al riparo dalle controversie, dalla stancante necessità di portare prove e argomenti a sostegno di ciò che diciamo, e dal pericolo di esser smentiti in uno scambio dialettico. Vi siamo attirati quando cerchiamo un rifugio dal chiasso e dai contrasti di una realtà piena di miscredenti, stranieri e “altri” che, semplicemente, non collaborano…”.
E conclude il suo discorso in questi termini: Per il futuro dell’umanità in un mondo irreversibilmente multiculturale e multicentrico, l’accettazione del dialogo è una questione di vita o di morte.

Ho pensato a noi, di Nuovi Orizzonti, chiamati in prima linea ad incontrare ogni persona e ogni situazione, a stare in intimità ad ogni dramma e scelta personale. Ad annunciare l’amore di un Dio che, nel suo Figlio Gesù, si è fatto ascolto e accoglienza incondizionata, misericordia e non giudizio. L’orecchio e l’ascolto abilitati ad accogliere, prima di ogni annuncio del vangelo, la storia di ogni persona, magari opposta e diversissima dalla nostra, nel suo percorso, nelle sue scelte e conclusioni.

Tutto questo ci chiede uno svuotamento profondo dei nostri modi di pensare, dei nostri attaccamenti ideali e teorici, un silenzio del cuore e un clima di caldo amore, uno sguardo profondo che vede, oltre la struttura e la storia di ciascuno, il volto sofferente e amoroso di Gesù: “Qualunque cosa avete fatto ad uno dei miei piccoli, lo avete fatto a me!” . La prova del nove è proprio quella di avere da una parte la capacità di dialogare con chi è contrario al nostro modo di pensare e al nostro stile di vita e dall’altra la stabilità della nostra sequela a Gesù che non difende, davanti al Padre suo, se non l’Amore infinito e di salvezza per tutta l’umanità.

 

 

Cavalieri della Luce

Persone che decidono di “lasciarsi arruolare nell’esercito di Gesù” per portare la rivoluzione del Vangelo nel mondo.

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