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È stata colpita mia ‘madre’

Sono nel parco comunale di Frosinone a portare un abbraccio a quanti sono lì a passeggio o in ricerca di uno sguardo che li risollevi dalla fatica del giorno. In tasca ho il cellulare che squilla senza tregua. Non rispondo perché il mio tempo libero lo sto dedicando, in quel momento, ad una madre che con il singhiozzo mi confida la malattia della figlia appena maggiorenne dinanzi alla quale esprimeva rassegnazione.

Appena si conclude l’incontro ecco che rispondo al cellulare.
È un’amica di Parigi. Notre Dame sta andando a fuoco.
«C’est un désastre!!!» Ecco il primo grido che sento da chi ha Dio nel cuore. La cattedrale di Parigi viene piano piano divorata dalle fiamme.
Appena rientro accendo il primo tg in cui se ne parla. Aveva ragione: è un disastro.
In quel luogo spesse volte nella mia lunga permanenza in Francia e a Parigi per motivi di studio ho ‘riposato’. In quel luogo ho trovato risposte e ristoro. È stato per me un ottimo ‘contenitore’ di lacrime, ma anche di sogni che poco a poco si sono avverati.
«Qu’est-ce qui se passe?» Che succede? Dall’altra parte del telefono Parigi risponde: «Siamo in preghiera con le lacrime agli occhi. Nostra madre sta crollando!».
Ho rabbrividito a queste parole. Un fatto così eclatante e doloroso ha messo in ginocchio i più coraggiosi. Dalla constatazione del disastro in corso ho sentito che qualcosa si è risvegliato in quel popolo.
Oltre al ‘disastro’ ho sentito più forte il grido di molti che l’hanno chiamata MADRE!
Forse è proprio quando tutto crolla che ritrovi identità e appartenenza.
Solo in ginocchio ed insieme possiamo ricostruire la cattedrale dell’umanità. Solo così. Non ci sono soldi o progetti che superino in forza questi strumenti.

La storia vuole ancora una volta insegnarci qualcosa alla vigilia di Pasqua.

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