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Un ragazzo che non si è arreso

Siamo ormai giunti a Venerdì. Stiamo ascoltando e chiacchierando del Festival di Sanremo, che ogni anno riunisce tutti davanti allo schermo, che è giunto alla 70esima edizione e che anche questa volta ha desiderio di raccontare.

Mi sembra il momento giusto ora, dopo aver guardato tre puntate, dare una panoramica della kermesse, che ci sta conducendo con momenti di leggerezza incisiva tramite l’ironia di Fiorello, tra il tema della violenza sulle donne, il coraggio di affrontare le malattie, vecchi gruppi che tornano insieme, fino allo spazio per la poesia e il fascino del Cantico dei Cantici attraverso Benigni. E la bellezza che ne deriva non si può fermare neanche con le polemiche che ogni volta accompagnano il tutto. 

Nella seconda puntata, in cui sono stati presentati i brani in gara con voto della sola Giuria Demoscopica, Amadeus ha presentato il più giovane ragazzo affetto da Sla in Europa, che ha rappato nel brano “Io sto con Paolo”, dalla sua sedia a rotelle, attraverso il movimento degli occhi.  

Proponiamo qui il testo del suo intervento a fine esibizione, prendendoci un minuto per fermarci anche noi e riflettere attraverso la sua vita: 

“Buonasera a tutti, lasciate che mi presenti.  Mi chiamo Paolo Palumbo, ho 22 anni. Sono nato in Sardegna e da 4 anni combatto contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica, conosciuta come SLA. Ringrazio lo staff di Sanremo e Amadeus per avermi dato l’opportunità di essere qui stasera e di portare il mio messaggio usando questa voce un po’ particolare.

Chiudete gli occhi: provate a immaginare che la vostra quotidianità, anche nei gesti più piccoli, venga improvvisamente stravolta. Immaginate che il corpo che per anni vi ha sostenuti non risponda più ai vostri comandi, e che non possiate più provare il piacere di dissetarvi con un sorso d’acqua, di canticchiare la vostra canzone preferita, o di fare un bel respiro profondo.
In Italia, siamo oltre 6000 ad aver provato queste sensazioni e ad aver fatto degli accertamenti che ci hanno catapultato in un mondo ignoto.

Sapete chi è la persona che mi sta vicino? Si chiama Rosario, e non è solo mio fratello. È anche il vero eroe di questa storia. Pensate che al momento della diagnosi lui ha lasciato tutto per prendersi cura di me, diventando le mie gambe e le mie braccia. Grazie a lui le mie incertezze sono scomparse.
Certo, ogni tanto mi fa arrabbiare e lo rimprovero, ma mi basta la dolcezza con cui lui mi parla a far tornare tutto come prima. Rosario e la mia splendida famiglia mi hanno insegnato cosa significa la parola sacrificio, dedicandomi la loro vita senza chiedermi nulla in cambio, se non di rimanere qui con loro.

Grazie al loro amore ho scoperto una forza interiore che non sapevo di avere e che vorrei trasmettervi, perché sono convinto che ce l’abbiamo tutti, anche se non ce ne rendiamo conto.

È stato grazie a questa forza che la SLA non è riuscita a impedirmi di diventare uno chef e di realizzare tutto quello che avevo in mente.


Perciò, la mia non è la storia di un ragazzo sfortunato, ma quella di un ragazzo che non si è arreso davanti alle difficoltà e ha imparato a farne un punto d’appoggio su cui costruire qualcosa di nuovo.

Quando vi dicono che i vostri sogni non si possono realizzare, continuate dritti per la vostra strada e seguendo il cuore, perché i limiti sono solo dentro di noi. La vita non è una passeggiata e dovremmo fronteggiare le sfide che ci mette davanti con tutto l’entusiasmo possibile.


Poco più di un mese fa ho affrontato un momento difficile, una crisi respiratoria. Se non fosse stato per la bravura dei medici e il sostegno di tutti quelli che sono accanto a me, oggi non ci sarei. Quando mi sono risvegliato dalla rianimazione ho riflettuto sulla fortuna di essere vivi.
Vi faccio una domanda: avete usato il vostro tempo nel migliore dei modi? Avete detto tutti i “Ti voglio bene” che volevate? Avete cercato di fare il lavoro che sognavate di fare per svegliarvi col sorriso?
In questi ultimi anni ho imparato che il tempo che abbiamo a disposizione è poco e prezioso e dovremmo viverlo intensamente, riempiendolo di amore e di altruismo.

Date al mondo il lato migliore di voi e vedrete che le cose andranno meglio, perché se abbiamo bisogno di un cambiamento è soprattutto nella mente, dove stagnano le disabilità più pericolose come la mancanza di empatia e tolleranza.


Malattie come la mia ci rendono uguali, colpiscono senza giudicare le nostre storie, la nostra bontà, il nostro ceto sociale o i nostri progetti. Perciò, nel vostro piccolo, fate quanto più potete per aiutare il prossimo. Non buttate via la vostra vita, e quando di fronte a un problema crederete di non farcela, ascoltate e riascoltate la mia canzone, fatela sentire a chi amate e pensate a me e a tutti quei guerrieri che ogni minuto lottano per vivere.

Grazie a tutti.”

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