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“Fermati, vorrei una foto con Gerard Nazaret!”

Che cose bizzarre possono succedere in una giornata uggiosa di gennaio. Sono di passaggio a Bologna prima di rientrare qualche giorno a casa. Aspettando la coincidenza del treno che mi porterà a festeggiare un po’ con la famiglia, decido di far visita alla tomba di un’amica che si trova nel cimitero di Bologna. È un modo inconsueto per cominciare l’anno: voglio rendere omaggio ad una persona che ha segnato una parte importante della mia vita.

Cosa c’è di strano in questo gesto? Mi trovo in un cimitero, con un passo veloce per non perdere tempo e mi vedo inseguito da una donna anziana di origine peruviana che mi dice: «Ragazzo, per favore, fermati!».

Fermati!» Un invito strano in un luogo altrettanto insolito. Un grido di una persona sconosciuta che mi interpella. Che vorrà da me? Non vede che sono di corsa?

«Per favore ragazzo, ti chiedo di potermi fare una foto sulla tomba di mio nipote!» È una richiesta al quanto insolita. Non esito a darle il mio consenso perché mi sembra sincera e il tempo mi è tiranno per fare troppi ragionamenti. La seguo.

Dopo qualche metro si mette a fianco ad un cumulo di terra con una piccola croce ed una foto di un ragazzo giovanissimo. «È lui!» mi sussurra. Mi dona il suo cellulare e mi chiede gentilmente una foto. Si posta vicina alla tomba. Il suo viso non trapela molte emozioni se non quelle di una nonna che ha visto morire davanti ai suoi occhi il suo nipotino in una giornata d’estate.

Mi racconta brevemente l’accaduto. Rabbrividisco perché percepisco solo lontanamente tutto il dolore che c’è dietro a quella richiesta di foto! «Vorrei mandare questa foto ai miei parenti in Perù!» L’accontento.

Le accarezzo il viso commosso al ricordo del nipote mentre mi racconta che in quel giorno, a quell’ora, poco distante da quel posto, un anno fa, stava giocando a pallavolo. Le bastava in quel momento fare una foto con il nipote. Quel nipote qualche mese prima era su tutti i giornali: Gerard Nazaret.

L’ho lasciata con ciò che in quel momento possedevo di più caro, ovvero la mia fede fragile: «Prego per te!» Lei ribadisce: «Sì, solo la fede in questi momenti…»

Dietro alla richiesta di una foto, dietro a tante foto che oggigiorno popolano il nostro quotidiano reale o virtuale c’è una storia, e molte volte c’è un dolore, un immenso dolore che cerca conforto in una foto, in un ricordo, in una realtà che ha in sé l’eterno presente. «Fermati, vorrei una foto!» forse perché cerco una ragione, cerco consolazione, cerco aiuto, cerco comprensione.

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