GiovaniSpiritualità

L’arte di essere se stessi

Il campo giovani a Vasto

Mi sono sempre sentita come se non avessi un posto nel mondo, come se ovunque andassi, ero‘di troppo’. Non avevo sicurezze, ero costantemente a disagio con me stessa e con gli altri. Non avevo consapevolezza di ciò che avevo dentro e di quanto fosse importante capire cosa il mio corpo e la mia mente avessero bisogno. Non è stato facile per me buttarmi in questa esperienza. Per mesi sono stata travolta da mille pensieri e insicurezze; non avevo il coraggio di lasciarmi andare, ma da come me ne parlavano, ne valeva la pena, per cui ho deciso di farlo.

A Vasto, dal 27 al 31 Dicembre, si è svolto il campo giovani con Joymix sulle Nuove Dipendenze. Sono stati giorni importanti che hanno coinvolto e messo insieme le vite di ragazzi e adolescenti, accompagnati dagli educatori.

È stata un’esperienza che ha lasciato il segno, per alcuni inaspettata, per altri intima, per altri ancora una svolta radicale. L’importanza di un luogo in cui i ragazzi hanno potuto sentirsi liberi di essere quello che sono, in un ambiente senza giudizio, ma con accoglienza incondizionata e rispetto.

La giornata ha inizio sempre con la condivisione della Parola. A seguito vengono fatte delle attività dinamiche per tirare fuori i loro disagi e poi attraverso dei gruppi di condivisione per dare strumenti nel fronteggiare la quotidianità una volta tornati a casa. Alla sera, tutto viene rimesso nelle mani di Colui che ha guidato la giornata, con delle esperienze di “preghiera del cuore”.

Ma raccontarlo così non basterebbe, per questo vogliamo continuare a viverlo ascoltando le parole dei protagonisti, convinti che hanno qualcosa da dire anche a noi che non abbiamo partecipato, a chi non si sente più un giovincello, a chi non ci crede:

No, non avevo aspettative anzi, sarò il più sincero possibile: non avevo per niente voglia di partecipare al campo. Non mi sentivo pronto e avevo paura di annoiarmi o di non riuscire ad ambientarmi. Arrivato lì, rassegnato dal fatto che comunque avevo dato il consenso e dovevo per forza di cose partecipare, fin da subito, i ragazzi mi hanno accolto come uno di loro e mi hanno trattato come un fratello. Soprattutto durante le attività, con le loro storie, mi hanno veramente aperto il cuore, ed ho capito che non sono l’unico ad avere problemi,


e che tutto si risolve con l’aiuto di qualcuno che ti vuole veramente bene. Grazie a questo campo ho capito realmente che Dio esiste, che ci è sempre vicino, e che ci aspetta, aspetta che ognuno di noi apra il suo cuore per farlo entrare.

Ho capito che le vere amicizie sono poche, ma bisogna essere forti e allo stesso tempo aperti a fare nuove esperienze che ti possono aiutare, e questa è stata quell’esperienza. Ho capito di avere bisogno di qualcuno di vero, che ti sia vicino nel bene e nel male, e qui ho trovato quel qualcuno. Quindi che dire, avete capito, questo campo cambia la vita, la mia è stata cambiata in meglio.”

Daniele, 16 anni

Sono venuta al campo perché avevo bisogno di conoscere il significato di amicizia, fratellanza, unione; avevo bisogno di persone vere, con le quali potevo essere me stessa senza maschere, senza sentirmi inferiore, inadeguata, giudicata.

Ho vissuto esperienze che mi hanno fatto riflettere molto su come stessi manovrando la mia vita, nel bene e nel male. Durante gli esercizi mi fermavo e mi prendevo del tempo per andare a fondo, per cercare di capire cosa avessi dentro e cosa avessi il bisogno di tirare fuori: non è stato facile. Da sola non ci sarei mai riuscita,ma grazie ai ragazzi, agli educatori e alla preghiera, ho avuto la forza di andare avanti nel mio percorso.
Ho fatto esperienza dell’amore di Dio ed è stata una cosa che mi ha scosso dentro. Abbiamo vissuto intensi momenti di spiritualità, ma credo che il più significativo è stato quando al termine della ‘Luce nella Notte’, durante la benedizione,

ho sentito un forte bruciore al petto, come se ci fosse qualcosa di vivo dentro di me e voleva che io mi accorgessi della sua presenza, per rassicurarmi, come per dirmi: ‘Non temere, io sarò con te’. In quel momento mi sono sentita pienamente felice.

Il campo mi ha dato tanto. Sono fiera del percorso che sto facendo, perché sto imparando ad amarmi, a capirmi e ad aprire il mio cuore a Dio, fidandomi di lui e del progetto che ha per me.”

Piera, 17 anni

“Prima di venire al campo diciamo che non stavo vivendo un bel momento. Mi è stato chiesto di fare da animatore assieme ad altri. L’attività che mi è piaciuta di più è stata la ricerca del mio bisogno più profondo facendo una specie di viaggio immaginario attraverso vari momenti e situazioni della mia vita. Ho capito che le dipendenze nascono come risposta semplice e piacevole ad un bisogno

e che se voglio liberarmi dalle mie devo conoscere il mio bisogno e soddisfarlo in maniera sana.

Mi porto anche la consapevolezza della forza della preghiera. Ora, assieme ad altri due amici della mia città abbiamo deciso di continuare a vederci e a fare la condivisione.”

Francesco, 16 anni

Comincia a sentirsi il vociare gioioso di alcuni giovani, che hanno deciso di passare alcuni giorni delle loro vacanze natalizie a interrogarsi su se stessi e scoprire quali possono essere quelle dipendenze che non gli fanno vivere in pienezza la loro gioventù. Giovani che si mettono in gioco per comprendere meglio il senso della vita.

Giovani che si fidano e consegnano le loro paure, debolezze, ansie ma soprattutto speranze. Giovani capaci di emozionarsi, di amare, di ridere, di divertirsi in modo sano. Giovani che non si vergognano di pregare e stare fino alle due di notte davanti all’Eucarestia a confidare le preoccupazioni e speranze.

Stare con questi giovani e vedere la loro voglia di vivere bene mi ha fatto tanto riflettere. I giorni passano in fretta, ma il ricordo di quei volti limpidi rimane. Posso affermare di aver sperimentato in quei giorni ancora una volta la presenza del Regno di Dio.”

Alessandro, 43 anni

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