Pensieri e RiflessioniSpiritualità

Dio sorride

Il celebre rabbino Aaron Shev Tov di Kleparz ancora oggi ai suoi allievi che gli chiedono quale sia stato l’insegnamento più importante ricevuto nella vita, risponde che Mosè in persona gli sussurrò all’orecchio la regola delle regole del mondo. Poi sorride, anzi ridacchia, ed inizia a raccontare questa storia, di cui fu protagonista quando era un giovane studente di teologia presso la sinagoga della sua città, durante la seconda guerra mondiale, pochi mesi prima di essere chiamato a servire la patria.

A quell’epoca per raggiungere la sinagoga doveva attraversare ogni giorno un’antica strada del centro denominata Via degli Orologi, perché in essa per secoli avevano avuto sede le principali botteghe di orafi e orologiai della città. Allora ne rimaneva ancora qualcuna, che, fiera della sua storia, come un vecchio mobile in una stanza di gusto moderno divideva lo spazio con nuovi bistrot, piccoli negozi di abbigliamento e dignitose pensioni per mercanti di passaggio o commessi viaggiatori. Via degli Orologi odorava ovunque di tiglio selvatico. Due file di alberi verde brillante spartivano la strada in tre corsie per soli pedoni, e sembravano anzi passeggiare con loro, accompagnarli nei negozi, fargli compagnia nel cammino. Tutto era familiare in quella via, pittoresca e timida, esuberante e taciturna. Di giorno la luce del sole la dorava, quella livida dei lampioni la rendeva invece argentea dopo il tramonto, bagnandola costantemente di una magia discreta. A tarda sera quando tutto chiudeva, quando non c’erano più né clienti né avventori, in Via degli Orologi rimanevano in due: il generale Stanislaw Koniatoswki, bronzeo e glorioso a cavallo della sua secentesca statua equestre, e Mosè.

“Gironzolava tutto il giorno per strada abbracciando tutto e tutti

Era questi un barbone che tutti chiamavano così forse per via della folta barba bianca e dei gesti ieratici, o più che altro plateali, cose che nell’insieme lo facevano sembrare un antico patriarca ridotto sul lastrico. Nessuno conosceva il suo vero nome né l’età, che a dispetto della trasandatezza e dell’incuria, non doveva essere avanzata. Mosè era di indole buona, non faceva del male a nessuno, anche se non si poteva certo dire che non importunasse la gente con l’uso (si può chiamarlo così?) di abbracciare tutto e tutti. Gironzolava tutto il giorno per la strada abbracciando i passanti, gli animali e gli oggetti che incontrava, sussurrando loro parole incomprensibili. In genere i passanti si negavano infastiditi, mentre i tigli, i cani randagi e i lampioni erano più pazienti e si lasciavano stringere fra le sue braccia cenciose senza opporre resistenza. Naturalmente aveva tentato di abbracciare inutilmente anche Aaron, che mentre camminava lo guardava sempre divertito, tentando però di evitarlo.

Un giorno il futuro rabbino lo vide appassionatamente abbracciato ad un albero e gli si avvicinò per sentire infine quello che diceva. Quando Mosè si accorse di lui, si girò, gli sorrise e finalmente lo catturò, stringendolo a sé. ‘Ton, ton, rictus’ (o qualcosa del genere) continuò a ripetergli per qualche infinito secondo, prima che il giovane uscisse da quella presa irrigidito come un pezzo di legno stagionato. E non fece in tempo a riprendersi che alle sue spalle l’aspettava una bambina, trecce bionde e volto paffuto, forse divertita da quella scena, che l’abbracciò all’istante ripetendogli “Trictus, trictus’’. E subito la piccola si tuffò ad abbracciare Mosè e poi i suoi genitori che avevano guardato la scena con una certa apprensione, continuando a storpiare allegramente la formula già storpia di Mosè. Fu la scintilla. Senza alcuna ragione apparente si accese un contagio fulmineo che dilagò in Via degli Orologi, e tutti sembrarono impazzire. I genitori della bambina si abbracciarono a loro volta, e poi abbracciarono altri passanti increduli, Mosè, naturalmente, sorridendo fece lo stesso con alberi, persone e panchine e cani, tentò persino di afferrare qualche uccello che volava più radente; molti si lasciavano stringere, alcuni si fermavano a guardare divertiti o imbarazzati e poi si scioglievano e si lanciavano verso altri.

In breve ovunque in quella strada braccia si aprivano, incrociavano altre braccia, stringevano spalle e schiene, mentre borse, zaini, buste della spesa venivano posate a terra o sulle panchine, biciclette si fermavano e corpi si avvicinavano amichevolmente gli uni agli altri, petti aderivano in cerca di un contatto familiare, talvolta in silenzio, spesso mentre le loro labbra sorridevano parole gentili, inspiegabilmente.

Aaron guardò per un po’ quella scena come fosse assente, prima di essere raggiunto anche lui da quell’onda inarrestabile.

In quel giorno incredibile molte persone passate da Via degli Orologi fecero tardi al lavoro, mancarono ad appuntamenti, persero bus e treni, dimenticarono impegni, di fare la spesa o addirittura di pranzare, lasciarono i figli a scuola, le mogli per strada, la merce da ritirare in negozio, e furono rimproverati dal capoufficio, dalla moglie, dal marito, dalla segretaria del dentista, dall’amante che aveva atteso invano, dalla mamma che non sapeva dove fosse finito, dal caporale, dal collega che doveva sostituire, ma nessuno se ne preoccupò più di tanto.

“nessun altro era davvero uno sconosciuto, era semplicemente uno che non avevi mai incontrato prima”

La cosa naturalmente non finì lì. L’uso bislacco di Mosè divenne l’abitudine di tutti. Ogni giorno la gente passava, abbracciava qualcun altro, scambiava parole cortesi, entrava ed usciva con il sorriso da quella via, come se tutti avessero ricevuto una bella notizia. Molti deviavano apposta il loro cammino per provare anche per pochi momenti la stretta gentile di qualcun altro, per toccare con mani e braccia che nessun altro era davvero uno sconosciuto, era semplicemente uno che non avevi mai incontrato prima. Chi non poteva uscire di casa s’affacciava ai balconi e godeva di quello spettacolo quotidiano. La strada divenne più affollata e i bottegai presero a fare affari d’oro, oltre che scorte di abbracci. In breve Via degli Orologi fu chiamata da tutti Via degli Abbracci ma anche Via dei Disertori, perché alcuni soldati passati di là non avevano più fatto ritorno nei propri reggimenti.

Del tutto naturalmente, in quella strada avvenivano fatti inspiegabili.

Ci si ritrovava, ci si scopriva, si riusciva a perdonare.

Non era tanto questione di miracoli, parola che più d’uno in verità sussurrava, era di più. In quel rettilineo di poche centinaia di metri doveva essere finito un dio. Forse si poteva dire così: Via degli Orologi già zona pedonale, era diventata anche una zona sacra, uno spazio urbano con un dio dentro. Ad Aaron ad esempio accadde di abbracciare un distinto signore dall’accento tedesco. Era seduto su una panchina proprio vicino al punto in cui il giovane ebreo stringeva un soldato in partenza per la guerra. Era incuriosito dalla scena, sembrava nuovo della città e ignaro di quell’uso che continuava ormai da settimane. S’era alzato, esitando, stranito, ma Aaron non gli aveva dato il tempo di andare via e l’aveva cinto con le sue braccia. L’altro era rimasto rigido come succedeva a molti all’inizio, prima di sorridere. Rispose cortesemente, era ancora freddo. Allora Aaron insistette. Lo sapeva per esperienza. Due braccia che ti stringono in genere ti disarmano, cercano il cuore con una decisione indifferente ai muri che lo difendono, lo mettono a nudo. Forse per l’imbarazzo di quella nudità non prevista il tedesco teneva il capo chino. Aaron cercò il suo sguardo, ed ebbe l’impressione che lui lo conoscesse. Nel silenzio dei loro occhi l’imbarazzo del tedesco, ora, era quasi dolore, era una strana sensazione tenerlo stretto, petto a petto, viso a viso, cosa stava abbracciando? Chi? – Perdonami, disse infine quello all’ebreo. Aaron lasciò che scivolasse via dalle sue braccia, immobile, nel pensiero del padre catturato e deportato. Ma non gli riuscì, né allora né mai, di ribellarsi, nemmeno di pentirsi al pensiero che poteva aver abbracciato il suo nemico.

E con gli stessi sentimenti una mattina guardò il miracolo di quella strada dissolversi in un miraggio. La città venne bombardata e nella notte un ordigno cadde proprio su Via degli Orologi. La sventrò, la divise in due parti separate da una voragine fumosa, che inghiottì tigli, panchine, orologi, il cavallo di Koniatowski e chissà quante altre cose. Al mattino una grande folla accorse in quel che restava della loro via degli abbracci. C’era Aaron e c’erano tanti altri, frequentatori abituali, o gente che ci era passata solo una volta. C’era silenzio. Fumo. E cadaveri. L’unico abbraccio rimasto in quella strada era quello definitivo della morte.

“Il Dio di quella strada s’era lasciato scacciare da una bomba? Era andato via? 

La gente attonita guardava l’enormità di quel vuoto, scrutava, cercava oggetti, luoghi, pezzi di quella loro storia, spiegazioni, cercava Quello che era lì, dov’era finito? dove si nascondeva? Il Dio di quella strada s’era lasciato schiacciare scacciare da una bomba? Era stata tutta un’illusione? Era andato via? Con Mosè? Dov’è Mosè? Di tutta quella voragine di assenze si misero a cercare lui, con la tenerezza ferita dei fratelli, con la speranza di vederlo sbucare in qualche modo bizzarro, con la speranza di trovare con lui Quell’Altro, con una disperazione inerme, perché perdere lui sembrava a tutti perdere quella storia. Ma non lo rividero più, pareva svanito nel fumo delle macerie.

Da quel fumo però sbucò un uomo. Non si sa come (e nessuno certo lo considererà un miracolo), venne fuori, fuligginoso, logoro, armato, un soldato nemico. La gente rimase esterrefatta, alcuni d’istinto si armarono di detriti per assalirlo, l’assassino di Via degli Orologi, ma forse l’abitudine a sollevare le braccia con altre intenzioni e il timore di perderla, quell’abitudine, se si fossero scagliati contro di lui, ritardò più di una mano, senza spegnere la rabbia. Quel soldato era un’occasione.

“Quel soldato era un’occasione. Era l’occasione di scegliere

Aaron dice di averne avuto coscienza in quel momento, come un lampo: era l’occasione di scegliere, cercare giustizia con la violenza o inspiegabilmente lasciar cadere le pietre. Intanto Eva, la bambina che aveva abbracciato Aaron in giorno in cui tutto iniziò, gli era corsa incontro, ritenendolo uno dei tanti ‘amici’ di quella strada. Suo padre la rincorse temendo il peggio e la raggiunse mentre lei abbracciava il militare con la consueta formula ulteriormente modificata in ‘Bricus, Bricus’. Nessuno ebbe il coraggio di fermarla.

A questo punto della storia il rabbino Aaron Shev Tov dice sempre che il senso di quel che successe allora lo capì solo dopo anni e anni di meditazione della Parola. Perché quello che era successo era insieme semplicissimo, tanto che barboni e bambini lo avevano capito subito, e nello stesso tempo impossibile da comprendere, perché riguarda il mistero che eccede qualunque intelligenza, il volto stesso di Dio. Un po’ come le parole di Mosè che sembravano incomprensibili, perché in effetti non volevano dire niente, eppure erano state molto chiare, tanto che in fondo avevano detto tutto. Quegli uomini di Via degli Orologi non erano diventati più buoni o più nobili o più grandi perché abbracciavano gli altri. Per loro era stato come tuffarsi in mare. Il mare ha una superficie che può essere piatta, increspata, agitata, placida, e anche le cose hanno una superficie, che è ciò che vediamo a prima vista: alcune sono repellenti, altre molto affascinanti, altre spinose, altre ancora lisce e piacevoli, attraenti, simpatiche, odiose. Ma scendendo giù, il mare nasconde tesori inimmaginabili, e così è anche per la realtà.

Quando riusciamo a bucare la superficie, le cose svelano il loro segreto, ed è un segreto semplicissimo, solo che le parole non sono adatte a dirlo, mentre un abbraccio sì.

Eppure è evidente, insomma, tutte le cose sono benedette, sono il frutto di una parola gentile. Quando rivolti la realtà come un calzino, la vedi la sua trama, è lì sotto i tuoi occhi, benedizione. È l’infinito che incontriamo ogni giorno, ovunque, senza farci caso.

È Dio, è così, uno che sorride e dice cose gentili.

Dopo la guerra Via degli Orologi fu ricostruita e ora si chiama davvero Via degli Abbracci, ma non per quel che successe allora, ‘solo’ perché poi divenne ritrovo di coppie di innamorati. Non importa. Anche se il significato del suo nome non è quello originario, esso porta con sé lo stesso la benedizione di quei giorni infiniti e di Mosè.

Massimo Leone

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