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Ho pianto anch’io con Pikachu

Tour de France 2020

Domenica scorsa si è concluso il famoso Tour de France, lo spettacolo di ciclismo più famoso al mondo, che non si è fermato neanche in questo periodo di Covid così difficile.

176 atleti, 21 tappe, 3.484,2 km… un viaggio lunghissimo e bellissimo alla scoperta della Francia con l’arrivo a Parigi capitale, sugli Champs-Élysées .

Un Tour emozionante, speciale dalla prima all’ultima pedalata, all’insegna dei giovani, alla scoperta e alla conferma di “futuri” campioni, pieno di gioie, grida e soddisfazioni, pianti, cadute, ferite, ritiri e delusioni.

Abbiamo visto trionfare Tadej Pogacar, detto “Pikachu”.

Credo sia qualcosa di unico, realizzare a 22 anni il sogno desiderato da piccolo. E l’emozione è ancora più forte a pensare che sia un mio coetaneo.

Quel pomeriggio avevo le lacrime agli occhi, quando l’ho visto piangere tra le braccia dei suoi allenatori, meccanici e massaggiatori nel momento in cui ha capito quello che aveva fatto.

Posso solo immaginare le sue emozioni di gioia, felicità, soddisfazione, gratificazione ed incredulità, per essere riuscito a fare un impresa del genere, per essere il più giovane a vincere un Tour. Posso solo immaginare quanto sacrificio, quanto sforzo di gambe, quanto cuore e quanta testa è riuscito a gestire ogni giorno: l’unico che ha avuto il coraggio di attaccare tappa dopo tappa, salita dopo salita l’indiscussa maglia gialla, che è riuscito a regalarci il capolavoro di una sfida tra il più giovane e sfrontato contro il più esperto e determinato, che è riuscito a vincere contro ogni pronostico.

Abbiamo visto all’opera i grandi Team di atleti, meccanici, massaggiatori, direttori sportivi spalleggiarsi sempre, scoprendo che non si tratta solo di squadre sportive ma di vere e proprie famiglieche esultano insieme nei successi e piangono insieme nelle sconfitte.

Abbiamo visto i ritiri inaspettati dei grandi, i favoriti che  hanno dovuto abbandonare sogni di classifica o di podio.

Abbiamo visto anche cadute, quelle durante il diluvio su Nizza, che mi hanno riportato alle mie cadute. A quella famosa caduta 5 anni fa, l’ultima, perché quando sono riuscita a risalire in sella ho sentito che c’era qualcosa che non andava… Il mio ginocchio aveva preso una botta più forte del previsto e quella fu la mia ultima gara a livello agonistico, a 18 anni.

Il ciclismo per me è quella piccola scuola di vita

che ti insegna che quando cadi devi rialzarti subito e ripartire, risalire in sella più forte di prima; che quando vieni superato devi rincorrere e recuperare chi ti precede accettando la sfida.

Abbiamo visto la bellissima scena, che rimarrà nella storia, dei due compagni di squadra Kwiatkowski e Carapaz, giungere insieme abbracciati sul traguardo, senza preoccuparsi di chi avrebbe vinto,

un po’ come ad insegnarci che alcune mete si possono raggiungere da soli ma anche insieme.

Abbiamo visto velocisti, scalatori e cronoman alle prese con le loro specialità e con i loro fallimenti, perché nel ciclismo è naturale vivere di questo: iniziare bene, essere superati, recuperare, essere superati di nuovo… Sono delle emozioni che conosco bene e che mi riportano alla mente tanti ricordi come tutte le mie volate, la paura di sbagliare traiettoria, la paura di cadere, di perdere.

Mi fa pensare che anche nella vita bisogna avere il coraggio di affrontare sfide e scelte come in uno sprint a 70 km/h o in una discesa a 80 km/h.

Il ciclismo è uno sport unico perché offre uno speciale contatto col pubblico: durante la gara i tifosi sono a qualche metro o addirittura qualche centimetro dai corridori e possono sentire il loro affanno, partecipare anche loro alla gara e accompagnare gli atleti lungo la corsa, incoraggiati e spinti da questa presenza nelle piazze e poi nelle strade e poi nei pendii delle montagne.

Il pubblico è il ciclismo e quest’anno è stato anche più diverso dal solito per le misure anti-covid, ma nonostante tutto abbiamo visto un grande spettacolo.

Il ciclismo mi ha insegnato che è importante essere umani.

Mi ha insegnato a riconoscere le mie difficoltà, fragilità e limiti, per imparare ad accettare le sconfitte e metabolizzare le delusioni, ma soprattutto a non mollare mai ed essere pronta a lottare sempre.

Con la sfrontatezza di un giovane che non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare.

Valentina Talevi

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