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Dio ama chi dona con Gioia!

Il desiderio di fare qualcosa per i più bisognosi è sempre stato nel nostro cuore, ma ha preso consistenza pian piano con il crescere del pensiero di donare la nostra casa e, col senno di poi, ci siamo resi conto che il Signore aveva un progetto ben preciso.

Il tutto parte da un momento di profonda tristezza e di smarrimento per un’adozione che non è andata a buon fine per via di una legge che era uscita da poco. Era il 1983.

Una mia cugina ci disse che per uscire da quel torpore che ci aveva prostrati dovevamo impegnarci in qualcosa di positivo; per esempio comprare un po’ di terreno e costruire una casa, come stava facendo lei. Io e mio marito Placido ci siamo buttati in quell’avventura che è stata un’ancora di salvezza.

Non è stato facile, ma con tanti sacrifici, l’aiuto delle nostre rispettive famiglie e un fido bancario, ce l’abbiamo fatta e, nel 1986, ci siamo trasferiti nella nostra villetta.

L’abbiamo voluta comoda per ospitare i parenti di mio marito che stanno fuori provincia, ma non abbiamo ospitato solo loro:

eravamo sempre circondati da parenti, amici, alunni e ragazzi del catechismo. Quante feste, quante scampagnate! Si può dire che la nostra è stata una casa sempre piena e gioiosa.

Le sere d’estate, quando eravamo soli, ci mettevamo a leggere, seduti sulla veranda dietro la casa, assaporando il profumo della natura, mentre le cicale frinivano.

Una di quelle sere, nel 1999, ho avvertito la presenza di Dio sul cipresso vicino alla veranda.

Era qualcosa di misterioso… come un respiro, qualcosa che mi ha sollevato il cuore verso l’infinito; non saprei spiegarlo meglio!

Forse era come la brezza leggera che aveva percepito Elia? In seguito, quel cipresso seccò e mi venne in mente il roveto ardente. Comunque ho capito che il Signore ci aveva benedetti:

è vero che non abbiamo potuto adottare quella bambina, ma Lui ci aveva donato una casa piena di figli e ci mise nel cuore il desiderio di donarla a nostra volta, perché altri potessero usufruire della stessa gioia che avevamo provato noi.

All’inizio era un desiderio vago, perché eravamo ancora nel pieno delle nostre forze, ma piano piano la vecchiaia ha incominciato a farsi sentire e i lavori di manutenzione sono diventati più pesanti; così, quando mi sono messa in pensione, alcuni anni dopo mio marito, abbiamo comprato un appartamento in città, usufruendo delle nostre buone uscite. L’intenzione era quella di passare l’inverno in città e l’estate in villa. Il momento della donazione ci sembrava ancora lontano, ma la Madonna aveva posato il suo sguardo su quella villetta e aveva preso sul serio il desiderio del nostro cuore: fu lei a guidare i nostri passi.

Abbiamo traslocato il 5 ottobre 2006 perché l’indomani dovevo partire per Fatima. Siamo ritornati a trascorrere l’estate in villa per pochi anni, fino al 2009, quando siamo andati a Medjugorje. Da quel momento, per una serie di impedimenti, non è stato più possibile ritornarvi.

DA FATIMA A MEDJUGORJE … È come se la Madonna ci avesse fatto capire: “Questa casa è mia!”

E ci ha mandati via delicatamente: dal 2006 al 2009 per alcuni mesi, poi per tutto l’anno. Ci andavo solo due volte all‘anno, col giardiniere e la signora delle pulizie, per la manutenzione, nella speranza di poterci tornare d’estate, ma quando le condizioni di salute si sono aggravate, abbiamo capito che il momento della donazione era arrivato: era il 2015.

Avevamo pensato ad una casa-famiglia, così mi sono rivolta ad un mio ex alunno, laureato in psicologia, che aveva lavorato ad un progetto di casa-famiglia presso le scuole del Sacro Cuore. Lui mi disse che non era facile trovare le persone disponibili per avviare una casa famiglia e che era meglio affiancarsi ad un’associazione ben consolidata. Così ha contattato il gruppo “Nuovi Orizzonti” di Ragusa, che già conosceva e, dopo un po’, Enrico, Ivana e Laura sono venuti a visitare la casa, insieme a don Luca (che allora non era ancora stato ordinato sacerdote).

Passavano i mesi e la risposta da Frosinone non arrivava. Il giardino era trascurato, la casa chiusa metteva tristezza. Era tanto il desiderio di vederla rivivere che ci siamo rivolti anche al direttore della Caritas diocesana, che venne a visitare la casa e ci promise che ne avrebbe parlato col Vescovo, ma non si faceva sentire.

Era il 2017 e tutto taceva. Intanto, c’era un vicino che premeva da tanto tempo per comprare la casa e ci disse che potevamo venderla e fare beneficienza col ricavato. Ma non era quello il nostro desiderio!

Quella casa era un dono di Dio e doveva rimanere dono di Dio per i bisognosi del territorio.

Non era quello il desiderio che il Signore aveva messo nel nostro cuore? O forse ci eravamo illusi, forse pretendevamo troppo? A malincuore feci visitare la casa al mio vicino, affidando la gestione della transazione a mia nipote che di professione fa l’avvocato.

Ero molto confusa, mi sentivo come Abramo che va a sacrificare Isacco dopo aver sperato in una numerosa discendenza. Col cuore gonfio di tristezza, andai a cercare conforto nella chiesa dell’Immacolata.

Mi ero appena seduta a pregare la Madonna quando don Luca mi telefonò e mi disse che Nuovi Orizzonti aveva deciso di prendere la casa.

Col cuore in gola, telefonai a Placido per dargli la buona notizia e subito dopo a mia nipote per bloccare le trattative di vendita ed avviare e poi, grazie a Dio concludere, quelle della donazione.

A volte mi viene da pensare che il Signore ci mette alla prova per farci assaporare meglio la gioia che ci dona!

Sono passati circa tre anni e mezzo dalla donazione della villetta a Nuovi Orizzonti e lì è nato il Centro di Spiritualità “Madre della Gioia” di Comiso (RG), un Centro molto attivo dove tutti quelli che sono venuti si sono sentiti a casa loro, perché hanno potuto respirare la gioia di essere famiglia.

È molto più di quello che potessimo immaginare… perché il Signore fa le cose in grande, servendosi dei più piccoli.

Possiamo solo ringraziarlo per essersi servito di noi: è un grande onore che ci ha fatto!

Maria Ferlisi

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