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Ho imparato cose che non si insegnano a scuola

Mi chiamo Anabel, ho 19 anni, vengo dalla Spagna, e sono arrivata in Italia 11 mesi fa per fare un’esperienza di SVE (Servizio Volontario Europeo) in un progetto chiamato Happy Childhood.

Ho deciso di fare un’esperienza di volontariato,  lontano dal mio paese, perché ho sentito forte che dovevo cambiare la mia vita e che era il momento di crescere.

La mia vita, prima di venire qui, era sempre alla ricerca della moda e di quello che la società mi proponeva: la cosa più importante sembrava essere il denaro e la felicità istantanei.

Dentro di me però sentivo un vuoto che né i vestiti che acquistavo, né  le feste o i ragazzi riempivano.  È stato difficile prendere questa decisione, ma  percepivo che volevo farlo per essere una persona migliore; volevo ripulire la mia anima donandomi ai più bisognosi invece di continuare a scegliere il piacere fugace.

Mi ricordo che quand’ero piccola sentivo come una voce che mi diceva: «Aiuta!». Col tempo e le varie scelte di vita questa voce ha iniziato a spegnersi, anche se nel mio piccolo aiutavo, senza esserne cosciente, tante persone che si trovavano in difficoltà.

All’inizio del mio servizio di volontariato a Cittadella Cielo, quando andavamo a visitare le famiglie portando loro  buste piene di cibo e di beni di prima necessità, sentivo che erano come degli sconosciuti; li aiutavo sì, ma era un semplice aiuto materiale.

Dopo un periodo e un percorso fatto su me stessa per essere più consapevole, inizio a sentire nuovamente delle emozioni. Da quel momento questi incontri sono cambiati: non sentivo più di essere con persone sconosciute, bensì con fratelli la cui storia parlava alla mia.

Sono grata di vivere questa esperienza con l’equipe Micors di Nuovi Orizzonti, perché mi ha reso consapevole di una realtà, mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto vedere che i poveri non stanno tanto lontani:la vera povertà è quella che abbiamo dentro di noi. Ora sono capace di vedere le cose realmente necessarie, smettendo di guardare alle mie sole necessità che non sono poi così tanto urgenti. Ogni volta che entro in una casa, al di là della borsa che portiamo, benché sia molto utile, ora sento che non siamo lì per caso, ma stiamo con loro per ascoltare quel grido molte volte inascoltato, siamo la consolazione che trovano una volta al mese e aspettano con ansia per gridare e sentirsi accolti.

La cosa più importante che portiamo a queste famiglie è l’amore, il fatto che loro si sentano amati nonostante quello che ci raccontano.

La mia esperienza coi bambini nelle scuole invece è iniziata come qualcosa di abitudinario. Pensavo fosse facile giocare coi bambini, ma all’inizio ero molto distante da loro, vivevo una relazione passiva. A poco a poco ho iniziato a parlare con loro, ma in un altro modo, scoprendo quanto è incredibile quello che possono donarti questi piccoli.

Ho iniziato allora a mettermi alla loro altezza pur essendo una figura di riferimento. Questo mi ha permesso di capire che è più facile stabilire norme se ti metti alla pari, spiegando le cose come uno di loro del quale non devono avere paura.

Ho scoperto inoltre che a volte non si sentono ascoltati, ma la cosa di cui mi sono stupita era che dando loro abbracci e carezze, ho capito che le stavo dando alla mia di bambina.

Pertanto ho imparato a capire i bambini attraverso l’ascolto, gli sguardi. L’esperienza che  mi è arrivata al cuore è stata quando una bambina mi guardò fissa ed io sentii come se i suoi occhi mi dicessero: «Salvami!» come se in quegli occhi ci fosse tanta sofferenza; oppure la gioia che ho provato quando un bambino di tre anni mi ha detto: «Tu sai che io ti voglio bene?».

Alcuni bambini  mi hanno realmente cambiato la vita!

È appena finita la mia esperienza SVE, ma in questo anno ho imparato cose che non insegnano a scuola: ho imparato come un abbraccio può guarirti, come puoi sentirti amata quando vieni semplicemente ascoltata; ho imparato che non siamo in questa vita per caso ma perché quel poco che possiamo dare possa cambiare il mondo in meglio.

Posso dire che i miei obiettivi sono stati raggiunti, nonostante mi rimanga ancora una lunga strada da fare per conoscermi meglio. Questo progetto ha rappresentato insomma l’inizio di un percorso di conoscenza di me per imparare ad ascoltarmi e ad amarmi così come sono.

Grazie a tutte le persone che ho trovato in questo percorso ho scoperto qual è l’amore vero e gratuito che può cambiarti, ma ho anche capito che dobbiamo sempre chiedere aiuto alle persone che abbiamo accanto: è importante che tanti giovani sappiano che esistono delle persone speciali. Questa esperienza mi ha fatto capire che io sono unica e che ho un grande potenziale: i miei sogni.

Oggi sto imparando a sognare e a credere che niente è impossibile! I sogni possono diventare realtà.

Anabel

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